Il Tribunale di San Francisco aveva condannato in primo grado la Monsanto a pagare a Dewayne Johnson 289 milioni di dollari di risarcimento, perché il suo tumore era legato agli effetti di un diserbante della multinazionale a base di glifosato (Roundup). Ma in appello il giudice di San Francisco Suzanne Ramos Bolanos ha deciso che la somma era da ridurre a 78,5 milioni di dollari. Uno sconto importante rispetto ai 250 milioni in danni punitivi inizialmente stabiliti dalla giuria, che si andavano ad aggiungere ai 39 milioni in danni di risarcimento. La sentenza, seppure più favorevole per la multinazionale che a giugno è stata acquistata dalla Bayer, ha fatto affondare in Borsa il colosso farmaceutico, che ha perso oltre l’11%  sulla scia dei timori di esiti simili per altre azioni legali sul glifosato. Il colosso tedesco ha infatti ereditato migliaia di azioni legali legate al diserbante Roundup con l’acquisizione di Monsanto.

“Chiaramente è un problema che non sembra per ora destinato a sparire”, affermano gli analisti, che speravano che il giudice Bolanos si spingesse anche oltre e ordinasse un nuovo processo. ”Si tratta di una cifra in ogni caso alta da pagare per Bayer. E l’incertezza sul risultato finale e sul prezzo finale da pagare peserà sui titoli di Bayer per i prossimi mesi”, mette in evidenza Ian Hilliker, analista di Jefferies, riferendosi al fatto che se Dewayne Johnson non accetterà la cifra rivista entro il 7 dicembre sarà necessario un nuovo processo.

“Anche se crediamo che la riduzione dei risarcimenti sia ingiustificata, e stiamo valutando le nostre opzioni, siamo lieti che la corte non abbia modificato il verdetto“, hanno dichiarato gli avvocati di Johnson. “Le prove presentate a questa giuria sono state, francamente, travolgenti“. Il legale di Johnson, Brent Wisner, ha definito la sentenza la “punta dell’iceberg” del contenzioso. La causa californiana è la prima a mettere sotto accusa l’erbicida, ma gli osservatori evidenziano che una sconfitta della Monsanto probabilmente aprirà la porta a migliaia di altre rivendicazioni contro la compagnia. Bayer, che ha acquistato Monsanto a giugno per 62 miliardi di dollari, ha annunciato l’intenzione di fare ancora appello. “La decisione della corte di ridurre il risarcimento è un passo nella giusta direzione“, è il commento della società, “ma continuiamo a ritenere che la condanna non sia supportata da prove”.

Il vicepresidente della Monsanto, Scott Partridge, il giorno del verdetto ha dichiarato ai giornalisti che “la giuria ha sbagliato”. La società ha sempre sostenuto che l’erbicida è sicuro e lo dimostrerebbe una storia “che risale a più di 40 anni fa”. Monsanto ha lanciato Roundup nel 1976 e, secondo i suoi detrattori, subito dopo avrebbe iniziato a modificare geneticamente le piante rendendole resistenti al prodotto. La reputazione di Monsanto ha già subito un duro colpo quando i documenti diffusi all’inizio di quest’anno da una corte federale hanno dato credibilità alle affermazioni di Johnson. Alcune e-mail interne alla società, infatti, dimostrerebbero che la Monsanto aveva in mano uno studio che metteva nero su bianco gli effetti dei suoi erbicidi.

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