I presidenti della Repubblica sono “custodi della Costituzione” e svolgono “una funzione di responsabile vigilanza costituzionale”. In questo senso, si può dire che “la Costituzione parla attraverso di essi”. Sono le parole del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, a Pontedera, alla cerimonia commemorativa per il quarantesimo anniversario della morte di Giovanni Gronchi, terzo presidente della Repubblica italiana dal ’55 al ’62.
Mattarella, nel suo discorso, ha citato sia Piero Calamandrei sia Giovanni Galloni, spiegando che il Quirinale è “un punto di incontro, di supplenza, gestore non già di una politica di governo, che non gli compete, bensì degli indirizzi fondamentali della Costituzione e rispetto ai quali i programmi di governo sono una espressione”. In più, ha aggiunto, “contro ogni smarrimento costituzionale, contro ogni inerzia, il presidente della Repubblica può essere, se vuole, attraverso i suoi ammonimenti, la viva vox costitutionis”.
Gronchi, ha ricordato Mattarella, di fronte all’instabilità politica seguita alla crisi delle formule dei governi centristi, individuò “un ruolo istituzionale sino ad allora non sperimentato nella figura presidenziale, utilizzando la ‘cassetta degli attrezzi‘ contenuta nella Carta fondamentale. I costituzionalisti furono largamente concordi in un giudizio positivo; non altrettanto alcuni commentatori politici”.

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