Da una parte la Lega Nord del governatore veneto Luca Zaia. Dall’altra il Movimento Cinquestelle del ministro delle Infrastrutture e trasporti, Danilo Toninelli. In mezzo la Pedemontana Veneta, superstrada a pagamento del costo di quasi 13 miliardi di euro, che da un lato rischia di essere una grande incompiuta, dall’altra, se realizzata, potrebbe trasformarsi in un colossale esborso per le finanze pubbliche. E a dirigere l’incontro, la Corte dei Conti che solleva pesanti dubbi – chiedendone conto soprattutto alla Regione Veneto – su spesa, fattibilità, controlli e un contenzioso infinito per quei 95 chilometri che verranno a costare ben più di 100 milioni al chilometro.

Il 5 ottobre la Corte dei Conti ha spedito un documento che pare un ultimatum. Tre giorni fa dal palazzo in riva al Canal Grande era trapelata la soddisfazione della giunta regionale per quello che era stato letto come un via libera alla Pedemontana da parte del governo Conte, visto che nel Documento di economia e finanza l’autostrada non era inserita tra le grandi opere da sottoporre ad una rigorosa analisi del rapporto costi-benefici. Il che sembrava una benedizione pentastellata su un’opera che in Veneto è sempre stata contestata da parlamentari e consiglieri regionali del movimento. I rappresentanti veneti del M5s si sono incontrati con Toninelli, riferendogli quando stava accadendo in Veneto. Il ministro è caduto dalle nuvole, mai il governo ha dato la sua approvazione. Anzi. Il risultato è in una nota diffusa dal ministero, segnale di uno scontro profondo con l’amministrazione regionale veneta di centrodestra, ma a trazione leghista.

“Ho letto con sorpresa i giornali veneti, secondo cui il mio ministero avrebbe dato l’avallo a un’opera di quantomeno dubbia sostenibilità come la Pedemontana veneta. Lo smentisco. L’infrastruttura è sotto la responsabilità del concedente Regione Veneto e l’elenco, nel Def, delle opere sottoposte all’analisi costi-benefici non è esaustivo”. Questa la dichiarazione di Toninelli. Che rincara i dubbi dei giudici contabili. “Peraltro la Pedemontana mi preoccupa rispetto al suo livello di sostenibilità finanziaria, sia in termini di costruzione che di gestione e non vorrei che ci fossero, per il concessionario, condizioni di favore ancora maggiori rispetto a quelle che il Governo sta cercando di modificare in relazione ad altre convenzioni autostradali”. Conclusione: “Le osservazioni della Corte dei conti confermano le perplessità sollevate in passato sull’opera. Dunque, il mio ministero approfondirà con attenzione le richieste di chiarimenti per la parte di propria competenza, ma al tempo stesso aspettiamo le controdeduzioni della Regione Veneto”.

Il ministro ha negato che in Veneto ci sia stata una levata di scudi della base e dei quadri dirigenti dei Cinquestelle: “Ho avuto modo di apprezzare il loro lavoro, attento e approfondito, di sentinelle rispetto ai tanti dossier infrastrutturali che interessano un’area di fondamentale importanza per il Paese”. Sulla stessa linea M5S veneto: “Nessun semaforo verde per la Pedemontana che non è inserita nel Def solamente perché si tratta di un’opera del tutto regionale. I tecnici del Ministero, anzi, hanno fornito pareri gravissimi riguardo la situazione delineata dalla Corte dei conti”. Luca Zaia risponde con orgoglio spazientito: “Noi abbiamo salvato quest’opera. Lo abbiamo fatto in totale trasparenza coinvolgendo la Corte dei Conti, l’Autorità nazionale anticorruzione, l’Avvocatura dello Stato. Dal gennaio 2017 il nuovo commissario della Pedemontana è il vice avvocato generale dello Stato, Marco Corsini“. Le criticità sollevate dal ministro? “Abbiamo sempre reso pubblici i dati della Pedemontana. Sono online, chiunque li può vedere. Per qualsiasi dubbio siamo disponibili, non ci fanno paura le verifiche però questa non può diventare un’agonia. Se c’è da fare qualcosa siamo qui, ma ad un certo punto bisogna anche porre la parola fine“.

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