Duro j’accuse del direttore di Radio Capital, Massimo Giannini, al vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, sulla recente querelle tra il ministro M5s e Repubblica. Nel corso di Otto e Mezzo (La7) Giannini definisce “fesserie” i moniti del presidente del Consiglio Giuseppe Conte (“forse i giornalisti stanno rinunciando a fare il loro mestiere”) e aggiunge: “La postura assunta da Di Maio è quella del piccolo caudillo di Pomigliano, che manda i suoi diktat contro i giornali, non solo senza averne bisogno, ma senza averne nessun diritto. Lui è ministro dello Sviluppo Economico e vicepresidente del Consiglio: si deve occupare di governare il Paese, non si deve occupare di quello che fanno i giornali. E invece questo governo palesemente non sopporta il dissenso. Questo è tipico di tutti i governi e di tutti i poteri, ma oggi Di Maio riesce a fare peggio di Berlusconi”. E spiega: “Già con Berlusconi il conflitto tra potere e media aveva raggiunto il suo culmine. Ma oggi siamo addirittura oltre a quel livello, perché c’è un ministro che, invece di preoccuparsi di far vivere quanti più giornali possibile, auspica la morte dei giornali. E questo in nome di quella foglia di fico che sono la blogsfera e il mondo del web, dove possono saltare tutte le mediazioni giornalistiche e culturali, perché è il regno del popolo e il popolo lì si manifesta e si esprime liberamente. In realtà” – continua – “dietro a questo comportamento di Di Maio, c’è una visione profondamente illiberale, che è la stessa di Erdogan. Questo è il modello che hanno in testa. Adesso Repubblica è la prima pietra d’inciampo, ma non perché complotta, ma banalmente per il fatto che racconta le cose accadono”. Il giornalista, infine, critica severamente il reddito di cittadinanza: “Di Maio si è impuntato su questo. Le fesserie che sono uscite fuori sul reddito di cittadinanza non le ha inventate Repubblica, ma le ha dette la viceministra Laura Castelli, pentastellata doc, che ha detto che se vai a Unieuro col reddito di cittadinanza, noi ti mandiamo la Guardia di Finanza. Di Maio poi ha detto che questo era frutto della manipolazione di Repubblica. Il problema, invece, ce l’ha dentro casa. E se noi giornalisti lo mettiamo in evidenza, lui lo deve accettare”.

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