In un’indagine condotta da AutoScout24, il portale di annunci auto e moto, è stato chiesto agli automobilisti in che misura, con l’arrivo del primo figlio, hanno dovuto rivedere il proprio stile di guida per renderlo più sicuro e confortevole. Alcune abitudini sono necessariamente scomparse, altre nuove sono sopraggiunte: ad esempio, per il 60% degli automobilisti l’auto può diventare all’occorrenza una culla per fare addormentare il bambino; e ancora, il 40% afferma di aver dovuto cambiare tipologia di vettura, sostituendo magari una berlina con poco spazio nel bagagliaio con una station wagon o meglio ancora un Suv.

Il tempo passato in macchina cresce anche perché questa diventa il mezzo per accompagnare i bambini a scuola e nel 54% dei casi gli autisti di fiducia sono i papà: nessun pregiudizio per le mamme alla guida, anzi l’85% degli intervistati dice di essere soddisfatto e sicuro del proprio partner al volante, uomo o donna che sia.

Ma tra tutti i dati affiorati dall’indagine, ce ne sono alcuni che ritengo siano indicativi della nostra cultura in tema di sicurezza: infatti, se si parla di bere alcolici, usare lo smartphone, litigare con altri conducenti o ascoltare la musica ad alto volume, gli intervistati non si dicono troppo preoccupati per l’incidenza di questi comportamenti nell’attenzione alla guida. Mentre per quanto riguarda l’assunzione di alcolici prima di mettersi alla guida, le sanzioni amministrative e penali sono più stringenti, per l’uso dello smartphone questa rigidezza ancora non c’è, nonostante ormai si tratti di un’abitudine tra le più pericolose e più diffuse.

Basterebbe già consultare i dati statistici diffusi dall’Istat e relativi al 2017 per leggere come quasi 150mila contravvenzioni alla guida siano state effettuate proprio per l’uso dei telefoni cellulari. Senza contare che, contravvenzioni a parte, questa abitudine è considerata tra le principali cause di sinistri stradali.

Non a caso, nei mesi scorsi si è parlato spesso di un eventuale provvedimento che il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli avrebbe voluto studiare per mettere un freno all’uso del cellulare alla guida. E quando si era paventata l’ipotesi di inasprire le sanzioni a riguardo, con il ritiro diretto della patente, di pareri ne ho sentiti diversi finché mi sono ritrovata a prendere parte a una discussione tra amici: da un lato c’era il partito del “sì, è giusto così” e dall’altro quello del “no, è un’esagerazione”.

Ecco, io appartenevo alla prima bandiera, mentre chi era davanti a me sosteneva che la pericolosità dell’uso dello smartphone è in realtà soggettiva, ovvero: “Io, che sono giovane e abile nello “smanettare”, impiego circa 2,5 secondi di tempo a compiere una qualsiasi operazione, dal selfie all’invio di un Whatsapp. Un altro soggetto, più anziano o semplicemente non troppo pratico con il cellulare, ne impiega almeno 5/6 di secondi, per usarlo; questo significa che ha anche più tempo per distrarsi e quindi per compiere un sinistro potenzialmente fatale. Ma io e questa persona non possiamo essere giudicate allo stesso modo, ecco perché credo che il ritiro della patente in casi come questi sia esagerato”.

Ora, in questa discussione che vi riporto in poche righe – ma che in realtà si è protratta a lungo – credo ci sia tutto l’errore di fondo legato al tema della sicurezza stradale. Nel senso: come si può parlare di un range di secondi in cui tutto resta ancora sotto controllo? La distrazione avviene in un attimo, come lo sbucare improvviso di una persona nel bel mezzo di una strada: per quanto un fatto simile sia imprevedibile anche stando concentrati sulla guida, di certo inviare messaggi da uno smartphone non aiuta a tenere i riflessi pronti per evitare un pedone o un qualsiasi altro ostacolo.

Purtroppo ormai questi dispositivi sono considerati veri e propri prolungamenti del nostro corpo. Li portiamo sempre addosso, che sia nelle tasche dei jeans o nelle borse o perennemente tra le mani. Ecco perché nell’indagine di AutoScout 24 il loro uso non è percepito come pericoloso – tranne che per uno scarso 20% degli intervistati: se il 53% dice di aver modificato il proprio stile di guida per adeguarlo al trasporto del bambino, si presume che le prime cose riviste siano state l’andamento (il 36% delle persone intervistate “ha imparato” ad andare più piano), il rispetto categorico dei segnali stradali nel 27% dei casi e magari anche l’uso dei dispositivi di sicurezza, quindi cinture per i passeggeri anteriori e per quelli posteriori.

Ma pure osservando scrupolosamente tutte queste regole, vi mettereste mai al volante con una benda sugli occhi? A meno che non abbiate inserito il pilota automatico, credo bene di no. E quante altre sono le distrazioni che possono occorrere quando si è alla guida? Tante, ad esempio alcune posso giungere dalle indicazioni del navigatore, se è in uso, e quindi dalla sua gestione tramite il touchscreen: personalmente alcuni sistemi infotelematici non li reputo meno pericolosi degli smartphone, soprattutto se poco intuitivi e privi di comandi vocali.

Fortunatamente però, oggi, quasi tutti hanno la possibilità di essere gestiti dai comandi al volante e da quelli vocali, e soprattutto consentono di gestire anche lo stesso smartphone, permettendo al conducente di restare concentrato sulla strada mentre cambia stazione radio e risponde a una chiamata.