L’intesa è arrivata poco dopo le 21, alla fine di un lungo pomeriggio di stallo. Il deficit nel 2019 salirà al 2,4% del pil, il livello chiesto dai vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini e rispetto al quale il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha cercato per giorni di fare argine fissando il tetto a quota 1,6%. E resterà al 2,4% fino al 2021. “Accordo raggiunto con tutto il governo sul 2,4%. Siamo soddisfatti, è la manovra del cambiamento”, esultano i due leader di M5s e Lega, che grazie a questi 13,6 miliardi di risorse aggiuntive “a prestito” riusciranno ad avviare le misure promesse nel contratto di governo, ottimo viatico in vista delle elezioni europee. Nessun commento da Tria, che comunque secondo le agenzie non lascerà l’incarico. Mentre il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, annuncia: “Abbiamo programmato il più consistente piano di investimenti pubblici che sia mai stato realizzato in Italia”.

27 miliardi di deficit in più – Rispetto allo 0,8% del pil previsto nell’ultimo Def (firmato da Gentiloni e Padoan), il deficit salirà di 27 miliardi. Che si riducono a circa 22 se si tiene conto del fatto che il deficit tendenziale è già stato rivisto al rialzo verso l’1,1% per effetto della minor crescita. Di questi, 12,4 miliardi serviranno per evitare gli aumenti Iva previsti l’anno prossimo dalle clausole di salvaguardia. Il consiglio dei ministri convocato per varare la Nota di aggiornamento al Def, il documento con le stime macroeconomiche che faranno da cornice alla legge di Bilancio, è iniziato con un’ora di ritardo, dopo che gli azionisti di maggioranza sono riusciti a vincere le resistenze di Tria. Fuori da Palazzo Chigi è andato in scena un flashmob di festeggiamento di sostenitori del M5s.

“10 miliardi per il reddito di cittadinanza, tasse al 15% per un milione di italiani” – “Abbiamo portato a casa la manovra del popolo che per la prima volta nella storia di questo Paese cancella la povertà grazie al reddito di cittadinanza per il quale ci sono 10 miliardi“, ha dichiarato Di Maio. Anche se la cifra non basta per garantire l’assegno per tutto l’anno, visto che il progetto di legge originario del Movimento stimava il costo in 17 miliardi, cifra rivista al rialzo dall’Inps secondo cui di miliardi ne servirebbero almeno 35“Rilancia il mercato del lavoro anche attraverso la riforma dei centri per l’impiego”, ha aggiunto il vicepremier. “Via libera anche alla pensione di cittadinanza che dà dignità ai pensionanti. E con il superamento della Fornero, chi ha lavorato una vita può finalmente andare in pensione liberando posti di lavoro per i nostri giovani, non più costretti a lasciare il nostro Paese per avere un’opportunità. Non restano esclusi i truffati delle banche, che saranno risarciti con un Fondo ad hoc di 1,5 miliardi. Per la prima volta lo Stato è dalla parte dei cittadini, per la prima volta non toglie ma dà”. “Tasse abbassate al 15% per più di un milione di italiani“, cioè le partite Iva, ha commentato invece Salvini, “diritto alla pensione per almeno 400mila persone e altrettanti posti di lavoro a disposizione dei nostri giovani superando la legge Fornero, chiusura delle cartelle di Equitalia, investimenti per scuole, strade e Comuni. Nessun aumento dell’Iva. Pienamente soddisfatto degli obiettivi raggiunti”.

Conte: “E’ il più grande piano di investimenti pubblici della storia italiana” – “Il governo del cambiamento sta imprimendo una nuova direzione di marcia all’intero Paese. Stiamo facendo del bene all’Italia e agli italiani”. Così il premier Conte ha commentato, appena uscito da Palazzo Chigi, l’accordo sulla manovra. “Abbiamo programmato il più consistente piano di investimenti pubblici che sia mai stato realizzato in Italia. Vi garantisco che abbiamo lavorato con serietà e impegno per realizzare una manovra economica meditata, ragionevole e coraggiosa. È un intervento che migliorerà le condizioni di vita dei cittadini e assicurerà al nostro Paese una più robusta crescita economica e un più significativo sviluppo sociale“, ha continuato. È grazie a questa manovra, ha specificato Conte, che il governo “riuscirà a mantenere” gli impegni presi e “realizzare tutte le riforme già annunciate in tema di giustizia sociale“. Poi ha concluso: “Una parte significativa della manovra riguarda il piano di investimenti pubblici – ha spiegato – Abbiamo previsto di aggiungere ai 38 miliardi già stanziati per i prossimi 15 anni anche 15 miliardi per il prossimo triennio. Abbiamo previsto una cabina di regia a Palazzo Chigi per monitorare e verificare l’attuazione del piano di investimenti. Inoltre il Ministro dell’Economia riferirà trimestralmente al Consiglio dei Ministri sull’andamento dei conti pubblici e del Pil. Siamo determinati a far crescere questo Paese”.

La bozza del Piano nazionale di riforme – Nel pomeriggio le agenzie hanno diffuso una bozza del piano nazionale di riforme che il governo dovrebbe presentare, insieme alla Nota, nel consiglio dei ministri. Il documento viene solitamente varato ad aprile insieme al Def, che però quest’anno è stato licenziato dal governo uscente che si è quindi limitato a compilare la parte tendenziale. Fonti di governo hanno però riferito che “il testo che gira è una bozza già ampiamente superata. Quindi molti punti che vengono anticipati non corrispondono al testo definitivo”. Tra i punti principali della bozza ci sono introduzione del reddito di cittadinanza e innalzamento delle pensioni minime a 780 euro, ‘quota 100‘ come somma di età anagrafica e contributiva per lasciare il lavoro ma con restrizioni per garantire la sostenibilità del sistema, pace fiscale per chi ha liti con l’erario di valore non superiore a 100mila euro, riduzione delle aliquote Irpef da cinque a tre nel 2020 e poi due nel 2021: 23% per i redditi fino a 75mila euro e del 33% sopra quel livello.

Reddito di cittadinanza e ristrutturazione centri per l’impiego – “Il governo è fortemente impegnato in una azione di miglioramento dell’inclusione sociale, lotta al precariato, incentivazione del lavoro giovanile e femminile e promozione di una maggiore equità del sistema pensionistico”, si legge nella bozza. E dunque “l’introduzione del Reddito di Cittadinanza ha un duplice scopo: sostenere il reddito di chi si trova al di sotto della soglia di povertà relativa individuata dall’Eurostat per l’Italia (pari a 780 euro mensili); fornire un incentivo a rientrare nel mercato del lavoro, attraverso la previsione di un percorso formativo vincolante, e dell’obbligo di accettare almeno una delle prime tre proposte di lavoro eque e non lontane dal luogo di residenza del lavoratore”. Quanto alla ristrutturazione dei centri per l’impiego “dovrà puntare a rendere omogenee le prestazioni fornite, e realizzare una rete capillare in tutto il territorio nazionale. Il Governo intende attuare un piano di assunzioni di personale qualificato, in aggiunta a quanto già definito nella Legge di Bilancio per il 2018, sarà inoltre dedicata particolare attenzione alla realizzazione del Sistema Informativo Unitario e allo sviluppo di servizi avanzati per le imprese”. Si introdurranno anche “le pensioni di cittadinanza, che integreranno le pensioni esistenti al valore della soglia di povertà relativa di 780 euro. Una parte delle risorse destinate alla realizzazione di misure verrà dall’abolizione delle pensioni di privilegio, con un taglio degli importi superiori a 4000 euro netti mensili, non corrispondenti alle effettive contribuzioni“.

Entro fine legislatura due aliquote Irpef – La flat tax, viene assicurato, sarà realizzata in due anni, entro il 2020. Il timing di due anni vale anche per la revisione delle tax expenditures, lo spostamento della tassazione dalle persone alle cose, la riduzione delle controversie tributarie per migliorare l’efficacia della riscossione. Tra le priorità figura la ‘pace fiscale‘. Un provvedimento “da inquadrare nell’ambito di una riforma strutturale del fisco”, che “coinvolgerà i contribuenti con cartelle esattoriali e liti fiscali, anche pendenti fino al secondo grado fino a 100mila euro”. Per quanto riguarda la tassazione per le persone fisiche, si passerà inizialmente dalle attuali cinque aliquote a tre aliquote e quindi a due a partire dal 2021. Il livello delle aliquote verrà gradualmente ridotto, fino ad arrivare ad un’unica aliquota del 23 per cento per i redditi fino a 75mila euro e del 33 per cento sopra a tale livello entro la fine della legislatura.

Per quanto riguarda il sistema previdenziale, “verrà introdotta una nuova finestra per i pensionamenti anticipati senza il requisito anagrafico, attualmente in vigore per chi ha maturato un’anzianità contributiva di 41 anni. A questo si aggiunge il requisito di ‘quota 100’ come somma di età anagrafica e contributiva, con alcune restrizioni funzionali alla sostenibilità del sistema previdenziale”. “Un’attenzione particolare sarà rivolta alle donne, caratterizzate da una carriera discontinua“, si legge nel testo.

Infine le grandi opere: “il governo intende sottoporre ad un riesame, attraverso un’attenta analisi costi-benefici, le grandi opere in corso (i.e. la Gronda autostradale di Genova, la Pedemontana lombarda, il terzo valico, il collegamento tra Brescia e Padova e la tratta Torino-Lione). L’analisi sarà elaborata dalla Struttura Tecnica di Missione del Mit, che svolge funzioni di alta sorveglianza, promuove le attività tecniche ed amministrative non solo per l’adeguata e sollecita progettazione e approvazione delle infrastrutture, ma anche per la vigilanza sulla realizzazione delle infrastrutture stesse”.