Le ragazzine, tutte 16enni, indossano una maglietta verde, con l’inevitabile tributo allo sponsor, nel caso specifico si tratta di Diesel, l’azienda produttrice di abbigliamento per i giovani. Poi un paio di short jeans sfilacciati. Sul volto delle pallavoliste della squadra Anthea è stampato un sorriso da teenagers. Renzo Rosso, patron dell’azienda che ha salvato dalla scomparsa il Vicenza Calcio dopo il fallimento è un imprenditore che con i marchi ci sa fare. E al ritorno in campo della squadra ha voluto abbinare una trovata pubblicitaria d’effetto. Molto americana. Forse poco calcistica, perché il mondo che vive del pallone concede poco al contorno dello spettacolo pedatorio.

In questo caso, allo stadio Menti la prima giornata casalinga del campionato di Serie C è finita sugli allori (con relative polemiche) non tanto per la prestazione dei biancorossi che hanno pareggiato con il Giana, ma perché a bordo campo le raccattapalle era quel gruppetto di ragazze, chiamate ball girls. Renzo Rosso aveva spiegato che in quel modo intendeva collegare diversi mondi sportivi, chiamando ad ogni incontro ragazzi e ragazze di società sportive diverse. Una specie di sinergia d’immagine tra calcio, volley, basket, rugby.

L’esperimento non è piaciuto. Il web è impazzito. “Nella prima gara del Vicenza vergognosa esibizione di minorenni in campo con canotta e shorts cortissimi come raccattapalle. A Coni, Fgci e al presidente Rosso chiediamo di ritirare questa indecente iniziativa” ha scritto l’associazione di atlete al femminile Assist. E nella polemica si è infilato Sandro Pupillo, consigliere comunale di una lista civica. “Si parla tanto di femminicidio, sessismo, e battaglie per le pari opportunità. Si parla tanto, troppo, e forse inutilmente, se poi il risultato è questo: minorenni col c… fuori piazzate sotto una curva di tifosi”.

La dirigenza del Vicenza Calcio ha reagito con un comunicato in cui si spiega che l’iniziativa continua, anche se verrà corretta nelle modalità. Ball girls si ripeterà, terrà di sicuro conto delle critiche: “A suscitare scalpore è l’abbigliamento indossato dalle ragazze, abitualmente utilizzato nella vita quotidiana delle teenager, ma strumentalizzato in particolare da una foto scattata dagli spalti diventata virale sui social network. Non era nostra intenzione ledere la sensibilità del pubblico, né soprattutto esporre le ragazze a critiche così forti che non meritano, avendo partecipato con entusiasmo all’evento, in accordo con la loro società di appartenenza”. Conclusione: “Prenderemo atto delle reazioni suscitate, nelle forme e modalità organizzative delle future partite”.

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