Ho letto e riletto la risposta di Gerardo Capodilupo (giovane democratico e membro della direzione provinciale Pd Avellino) alla mia intervista su Ottopagine e le sue non sono le parole di un giovane. Bensì quelle viste e riviste a dieci mani, prima di mandare un comunicato. Insomma, il famoso filtro che impoverisce le idee. Sì, ha ragione quando dice che non ci conosciamo bene. Perché se ci fossimo conosciuti bene, da amico, gli avrei detto: “Se vuoi combattere, fallo in maniera limpida senza le etichette, senza freni e mettendoci tutta la passione che hai”. Non mi permetterò di dire che la sua risposta sia banale, perché ho rispetto per la sua persona, che va al di là della politica. Ma questo al partito provinciale non viene inculcato. Se la mia intervista invece fosse stata banale, non avrebbe meritato una risposta.

Siamo giovani che fanno politica, allora partiamo dal problema. Il nostro partito – se lo neghiamo, non abbiamo l’onestà intellettuale – è strozzato dalle quote di potere. Cioè dal correntismo e dal notabilato. Che decidono gli incarichi e le candidature, non secondo la capacità e le competenze. Che vogliono la calma asfittica, affinché possano continuare a gestire. Vi siete chiesti perché tanti giovani laureati vanno via? Vi siete chiesti perché hanno mandato avanti Gerardo per rispondere alla mia intervista, dopo che per mesi dal partito provinciale non è trapelata la politica?

Se non debelliamo questo, come pretendiamo di parlare in maniera sincera dei temi della nostra terra? Il terreno per far germogliare un seme va arato, scavato. Ma voglio prendere in parola Gerardo, quando dice che fa valere le sue idee negli organismi. Scegliamo allora di parlare dell’Alto Calore, cioè dell’acqua che deve rimanere pubblica. Oppure di un modello di sviluppo che non sia far piovere, a piccole gocce, qualche finanziamento per piccoli lavori pubblici o corsi di formazione che vengono cacciati dal cilindro in vista delle tornate elettorali. Questo non ci sarà permesso di dirlo. Ma se lo diremo, saremo davvero liberi. Se invece il correntismo o il notabilato ci darà la classica pacca sulla spalla, allora non avremo fatto politica ma esercizio di aria con la bocca. Provare per credere.

Gerardo dice che bisogna andare nelle scuole, io nel mio piccolo già ci vado. E vi assicuro che i ragazzi amano la politica, che non è quella della sede provinciale. Ma soprattutto si impara tanto e ci si accorge che per la politica non è necessario sedere in direzione o in segreteria per fare la comparsa. In politica, la semplice comparsa è sudditanza. Da quando ho messo piede in una classe, ho cambiato il modo di far politica: battermi per aprire il partito ai giovani che siedono in quei banchi e chiedere loro come la pensano. Loro mi hanno fatto comprendere le ragioni della sconfitta e i nostri limiti. E io ho ascoltato.

Perciò, mi dispiace che quelle ragioni non siano state comprese. Ne è dimostrazione la festa di questi giorni dei Giovani democratici in Irpinia. Fossi stato l’organizzatore, non avrei trasformato la Festa dell’Unità come il mio biglietto da visita. Ma avrei scomodato (non semplicemente invitato) tutti i giovani del partito. Avrei detto ai rappresentanti istituzionali e ai “grandi” di stare ai lati e avrei chiamato coloro che protestano per le vertenze in Irpinia, i sindacati, i movimenti che fanno la politica al posto nostro. E avrei detto ai giovani, chiunque loro fossero, di parlare dietro quel tavolo. Noi invece avremmo dovuto prendere appunti.

Avrei invitato i tanti a partecipare al partito, avrei dato loro spazio negli organismi, avrei proposto al primo ragazzo che avesse avuto voglia, di entrare nella segreteria alle politiche giovanili anziché dare la delega al segretario provinciale dei Giovani democratici: il suo mandato è in scadenza e allora vuole occupare un altro posticino al sole. Gli direi, come atto di generosità, di rimettere la delega alle politiche giovanile e lasciare spazio ai tanti ragazzi in Irpinia appassionati di politica. O la revochi il Segretario Provinciale, sempre se può.

Per questo logiche, non ho partecipato al congresso provinciale né ho chiesto nulla. Basta con le logiche del bilancino, del tanto a me e del tanto a te. È stata l’ennesima occasione sprecata. Siamo qui per la politica e le battaglie, quelle vere. A Gerardo e agli altri ragazzi dico di guardarsi prima alle spalle, poi di farmi un fischio. Questo vale per tutti. Cari giovani democratici irpini, fate come me. Ma facciamolo insieme.

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