Si chiama Pierluigi Caria, residente a Nuoro, in Sardegna, il presunto foreign fighter nei cui confronti è stato disposto il divieto di espatrio. È ipotizzato, ma non ancora contestato, il reato di partecipazione a organizzazione terroristica. Il provvedimento è stato preso nell’ambito di un’indagine dell’Antiterrorismo della Polizia e della Digos di Nuoro sulle sue attività di combattimento all’estero. Il 33enne sardo, da quanto si apprende, sosteneva le rivendicazioni del Partito dei lavoratori del Kurdistan, il Pkk (ritenuto dall’Unione europea un’organizzazione terroristica, ndr) e avrebbe preso parte, secondo quanto riferito a Ilfattoquotidiano.it,  ad azioni militari a fianco di un battaglione a maggioranza turca, anche se risulta affiliato all’Unità di Protezione Popolare ( Ypg), impegnata nella lotta allo Stato islamico nel nord della Siria.

L’identificazione del ragazzo da parte delle autorità è avvenuta attraverso una fotografia, scattata in Siria, che ritrae due militanti con il volto coperto e due bandiere: una della Bretagna antifascista e una dei Quattro Mori sardi. Secondo gli inquirenti, uno dei due è Olivier Francois Jean Le Clainche (conosciuto come KendalBreizh, morto lo scorso febbraio), mentre l’altro, con il pugno sinistro alzato, è “Luiseddu”, diminutivo in sardo di Luigi, Caria. Al giovane è stato preventivamente sequestrato il passaporto, perché secondo le autorità sarebbe stato in procinto di partire alla volta di Sulaymaniyah (Iraq), per poi raggiungere i territori interessati dal conflitto siriano.

Sul profilo Facebook del 33enne nuorese, cresciuto nell’ambiente indipendentista dell’isola, sono comparsi tantissimi messaggi di solidarietà e sostegno, primo tra tutti quello del partito Liberu – Lìberos Rispetados Uguales: “Dubitiamo fortemente della fondatezza dell’accusa ed esprimiamo sconcerto per l’imputazione di terrorismo che viene mossa”. Il punto del partito è che sia “assurdo accusare una persona di terrorismo ipotizzando che abbia aiutato i curdi che a migliaia hanno perso la vita combattendo contro i terroristi dell’Isis“. Un punto di vista che viene condiviso anche da altri utenti che parlano di una “realtà rovesciata”. Anche l’attivista Omar Onni, noto nell’ambiente, ha espresso la sua vicinanza scrivendo: “In Sardegna puoi inquinare, saccheggiare, bombardare e sperimentare armi devastanti e nessuno batte ciglio. Ma se un giovane sardo per ragioni di coscienza decide di sostenere la guerra della Confederazione democratica del nord della Siria contro i terroristi fascisti di Daesh o altri loro colleghi di fanatismo, viene indagato per terrorismo”.