Il presidente Mattarella con il presidente della Germania Walter Steinmeier

“Io sono avanti negli anni, sono nato durante i bombardamenti e, forse per questo, mi è rimasta un’innata diffidenza, e un’innata idiosincrasia verso qualunque pericolo di nazionalismo e di guerre” per cui “occorre riflettere su questo perché corriamo il rischio che riproporre dentro l’Unione un clima che non è soltanto concorrenziale ma è di contrapposizione, che poi diventa contrasto, poi diventa ostilità, diventa non sappiamo cosa”. A dirlo è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella da Riga, in Lettonia, dove ha partecipato al vertice del “Gruppo Arraiolos“. Il gruppo riunisce 13 capi di Stato europei (Austria, Bulgaria, Croazia, Estonia, Finlandia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Lettonia, Malta, Polonia, Portogallo e Slovenia; la seconda giornata di lavori del vertice è stata dedicata alle elezioni europee e alle strategie per convincere i cittadini che i difetti della Ue non siano il pretesto per mettere totalmente in discussione l’Europa.

Ma queste contrapposizioni da evitare tra i Paesi, secondo Mattarella, ricadono anche sulle questioni economiche. Più precisamente il capo dello Stato sottolinea “l’Italia è un contributore attivo dell’Unione. Ma mi sono sempre rifiutato di considerare questi rapporti sul piano del dare e avere, anche perché i benefici dell’integrazione non sono quasi mai monetizzabili interamente. Non è attraverso il calcolo contabile che si definisce il vantaggio che l’Unione assicura a tutti i suoi componenti”. Il rischio, avverte il presiente, è “quello di mettersi a mercanteggiare fra di noi, fra i nostri Paesi, sui rapporti contabili“. Parole che sembrano riprendere da una parte le polemiche sui movimenti nazionalisti e sovranisti che sono attesi a una buona performance elettorale alle prossime Europee e dall’altra le continue trattative e discussioni tra le capitali (Roma compresa) e Bruxelles sui “conti in ordine”. “Qual è stato lo spirito” che ha dato il via all’Unione europea? “È stato quello di abbandonare il passato mettendo in comune il futuro. Tutto questo è messo, oggi, in discussione e in crisi. Noi dobbiamo far comprendere, in maniera palese ed evidente, alle nostre pubbliche opinioni, ai nostri concittadini, che anche le realtà attuali, il mercato unico, lo spazio Schengen, l’unione monetaria, rispondono a questo stesso spirito, hanno lo stesso obiettivo: mettere in comune il futuro degli europei”.

Mattarella ha visitato anche la base militare di Adazy per salutare il contingente italiano inquadrato nella missione Nato in Lettonia

Quella di “mettere in comune il futuro degli europei“, continua il presidente della Repubblica, è “una ragione, storicamente, così vasta se si raffronta con il passato, che non c’è movimento che possa mettere in discussione questo valore storico. Però va fatto comprendere con maggiore efficacia e con maggiore capacità”. Anche per ricordare che “senza questa prospettiva l’Europa non conterà nulla nel mondo”. “E’ stato ricordato – continua Mattarella parlando agli altri capi di Stato – il ruolo di Stati Uniti, Russia, Cina. Quale Paese dei nostri, anche il più in solido e il più prospero, può essere un interlocutore che può contrastare o comunque discutere amichevolmente, o non amichevolmente, con i colossi della comunità internazionale?”. L’errore, tuttavia, sottolinea Mattarella, è stato “considerare come ormai acquisiti alcuni risultati, dando per scontate alcune condizioni. Invece va fatto capire, anche alle giovani generazioni, che non sono mai né acquisiti per sempre, né scontati per sempre“.