Lo stallo, le due ricostruzioni diverse dell’incontro al ministero dello Sviluppo Economico e le accuse incrociate, un nuovo sciopero convocato e la richiesta di un incontro urgente mentre l’azienda attacca il governo. E alla fine la mossa di Luigi Di Maio: un nuovo faccia a faccia programmato per lunedì mattina dentro le stanze del Mise per provare a sbloccare l’impasse, mentre all’esterno i lavoratori confermano la loro presenza. La vertenza dell’Industria italiana autobus – ex Irisbus e Breda Menarinibus – torna in via Veneto dopo il nulla di fatto degli scorsi giorni, mentre i dipendenti dell’azienda data più volte per risorta da Matteo Renzi continuano a vivere settimane di incertezze e attendono il pagamento degli stipendi di agosto.

“Un primo importante risultato è stato ottenuto”, affermano, in una nota congiunta, Michele De Palma, segretario nazionale Fiom, Bruno Papignani, segretario generale Fiom Emilia-Romagna, e Sergio Scarpa, segretario generale Fiom Avellino, spiegando che restano convocati gli scioperi negli stabilimenti di Bologna e di Flumeri (Avellino) e annunciando che ci sarà un presidio sotto il ministero.

“Chiederemo a tutte le parti presenti di adempiere agli impegni assunti a partire da ottenere garanzie da Industria italiana Autobus per scongiurare il fallimento ed il pagamento dei salari. Bisogna passare dalle parole ai fatti: l’obiettivo di domani è che governo, Invitalia e proprietà, scongiurato il fallimento, raggiungano un’intesa con i sindacati che con un percorso preciso porti alla rioccupazione e reindustrializzazione – proseguono i sindacalisti – La Fiom continua a impegnarsi per trasformare una crisi in una concreta occasione di realizzare il polo pubblico di produzione degli autobus eco e sicuri per il diritto al trasporto dei cittadini”.

Dopo il faccia a faccia della scorsa settimana, governo e Industria italiana autobus si erano scontrati sull’esito dell’incontro. Il Mise aveva annunciato una “molteplicità di interventi, che possano servire, già dalla prossima settimana, a garantire, anzitutto sul versante finanziario, la continuità aziendale, ed il rispetto”, da parte della stessa società “degli obblighi nei confronti della totalità dei dipendenti”. Il ministero, nella stessa nota, spiegava di “non accettare ricatti da chi ha già usufruito di strumenti finanziari messi a disposizione col fine di portare soluzioni, ed invece ha usato queste aperture per fare tutt’altro”.

Di segno opposto, il comunicato di Industria italiana autobus: “Prendiamo atto delle intenzioni annunciate dallo stesso ministero sebbene di segno opposto a quanto espresso con toni tutt’altro che consoni – ai vertici aziendali – nel corso dell’incontro tenutosi qualche ora prima alla presenza anche di Invitalia”. La società aveva aggiunto di non aver ricevuto “alcuna formale rassicurazione circa gli annunciati interventi risolutivi” annunciando che di fronte a “meri proclami propri di spot pubblicitari, l’assemblea degli azionisti” lunedì avrebbe deliberato sulla base di “elementi concreti e delle reali evidenze a quella data”.

La situazione dell’Industria italiana autobus si trascina da oltre 4 anni, nonostante le rassicurazioni e l’esultanza dell’ex presidente del Consiglio, Matteo Renziche ancora una volta lo scorso autunno aveva festeggiato di persona la ripartenza della produzione e la risoluzione del problema quando in fabbrica c’erano non più di 70 dipendenti su 293. Eppure negli stabilimenti di Bologna e Valle Ufita, in provincia di Avellino, i lavoratori non sono affatto rientrati tutti in fabbrica e l’azienda – di proprietà del Gruppo Del Rosso e Finmeccanica – langue in una situazione di incertezza finanziaria, nonostante le commesse non manchino.