“È il lavoro che conferisce dignità all’uomo, non il denaro. L’agire economico è sempre un fatto etico”, così Papa Francesco al Sole24Ore. Nella prima intervista rilasciata a un giornale economico-finanziario il Pontefice approfondisce quella che nell’ultimo documento della Congregazione per la Dottrina della fede definisce “economia dello scarto”, ricordando che “i sussidi, quando non legati al preciso obiettivo di ridare lavoro e occupazione, creano dipendenza e deresponsabilizzano“. “L’attuale centralità dell’attività finanziaria rispetto all’economia reale non è casuale – sostiene Francesco – dietro a ciò c’è la scelta di qualcuno che pensa, sbagliando, che i soldi si fanno con i soldi”.

Sono il “genio” e la “creatività”, secondo Francesco, la base da cui partire per un nuovo ordine economico: una sana economia che “non è mai slegata dal significato di ciò che si produce e l’agire economico è sempre un fatto etico“, ispirata a valori di umanità per vincere la cultura del rifiuto. È ancora la cosiddetta “economia dello scarto”, già al centro del lavoro pubblicato dalla Santa Sede il 17 maggio scorso, l’argomento su sui il Pontefice si sofferma nell’intervista. Un vero e proprio fenomeno nuovo che non si basa sullo sfruttamento e oppressione delle classi più marginali della società: “Chi viene escluso – dice Francesco – non è sfruttato, ma completamente rifiutato, considerato spazzatura e avanzo e spinto fuori dalla società“. A questa struttura economica che “uccide perché mette al centro e obbedisce solo al denaro”, Bergoglio contrappone un modello fondato sull’inclusività e l’integrazione.

“Vedere l’umanità come un’unica famiglia – afferma Papa Francesco – è il primo modo per essere inclusivi. Noi siamo chiamati a vivere insieme e a fare spazio per accogliere la collaborazione di tutti”. Proprio come “nelle nostre famiglie di appartenenza, dove la crescita vera, quella che non crea esclusi e scarti, è il risultato di relazioni sostenute dalla tenerezza e dalla misericordia, non dalla smania di successo e dalla esclusione strategica di chi ci vive accanto” conclude il Papa. E per questo ricorda che i migranti, che costituiscono una “grande sfida per tutti”, è necessario “siano rispettosi della cultura e delle leggi del Paese che li accoglie per mettere così in campo congiuntamente un percorso di integrazione e per superare tutte le paure e le inquietudini. Affido queste responsabilità anche alla prudenza dei governi, affinché trovino modalità condivise per dare accoglienza dignitosa a tanti fratelli e sorelle che invocano aiuto”.