Non si ferma la ricerca per una nuova generazione di antibiotici che dovranno servire ad arginare l’aumento esponenziale dei casi di infezioni dovuti alla resistenza che alcuni batteri come come da tempo fa sapere l’Oms. Ed è quindi una buona notizia la scoperta di un fungo come potenziale antibiotico efficace contro pericolosi batteri come Escherichia coli, Streptococcus pneumonia e Staphylococcus aureus: si tratta della molecola albomicina delta 2 e la sua azione antimicrobica è stata scoperta e riprodotta in un lavoro pubblicato sulla rivista Nature Communications da Yun He dell’Università di Chongqing, in Cina.

La sostanza è promettente perché è stata anche riprodotta fedelmente in laboratorio, quindi diventa potenzialmente producibile su vasca scala a scopi medici. Gli antibiotici sono nella maggior parte dei casi sostanze presenti in natura e con strutture chimiche tridimensionali complicatissime, sì da risultare difficile riprodurle in laboratorio per sintetizzare le molecole su vasta scala per testarne efficacia e sicurezza. Il gruppo di ricercatori è riuscito in questo studio a riprodurre in laboratorio varie molecole della famiglia delle albomicine già note per la loro azione antimicrobica. Poi le ha testate su cellule in provetta infettate da vari batteri dimostrando la potente azione antibiotica della albomicina delta 2 che è risultata efficace addirittura contro il pericoloso Staphylococcus aureus meticillina-resistente (MRSA). L’albomicina delta 2 è risultata più potente di antibiotici oggi in uso come le penicilline. Serviranno ovviamente nuovi test preclinici su animali e poi eventualmente sull’uomo prima di stabilire in via definitiva l’efficacia e la sicurezza dell’albomicina delta 2.

Una nuova generazione di farmaci potrebbe arrivare anche da molecole naturalmente presenti nell’organismo umano, come un enzima che aiuta a digerire. Queste sostanze sono infatti in grado di uccidere batteri come Salmonella ed Escherichia coli e potrebbero essere modificate per combattere i superbatteri resistenti ai farmaci come si può leggere nella ricerca pubblicata sulla rivista ACS Synthetic Biology e coordinata da Alberto Di Donato ed Eugenio Notomista dell’università Federico II di Napoli e da Cesar de la Fuente-Nunez, del Massachusetts Institute of Technology (Mit). Per l’Italia vi partecipano anche Istituto di Ricerca e Diagnostica Nucleare Irccs Sdn a Napoli e università Luigi Vanvitelli di Caserta. “Una serie di antibiotici tradizionali è oramai inefficace perché i batteri hanno imparato a convivere con queste sostanze, di conseguenza l’obiettivo principale è tentare di sviluppare una nuova categoria di molecole dalle quali i batteri non sanno difendersi”, aveva detto all’Ansa Di Donato. Nella ricerca di nuove armi contro i batteri, biologi e chimici si stanno concentrando su alcune sostanze prodotte dall’organismo umano e che aiutano il sistema immunitario a respingere le infezioni.

Tuttavia queste sostanze non sono abbastanza potenti da agire da sole; l’idea quindi è individuare quelle che riescono a combattere i batteri per poi, ha rilevato de la Fuente-Nunez, “utilizzare la biologia sintetica per modificarle e renderle più potenti“. A tal fine i ricercatori hanno messo a punto un software che permette di guardare la struttura delle proteine e vedere se abbiano gruppi chimici in grado di neutralizzare i batteri. Il software ha identificato circa 800 di queste proteine ed è stato visto che una di esse, presente nello stomaco, è in grado di uccidere almeno tre tipi di batteri, come la Salmonella, E. coli e la Pseudomonas aeruginosa, che può infettare i polmoni. Adesso le ricerche si concentreranno su questo enzima, che potrebbe diventare la base da cui ottenere nuovi antibiotici. “Partiremo dai frammenti delle proteine che hanno attività battericida – ha spiegato il biochimico – e li cambieremo chimicamente per ottenere forme più efficaci contro i batteri”. È un procedimento, ha detto, che si fa comunemente con i farmaci: “anche dopo la scoperta della penicillina, per esempio, la chimica ha prodotto modelli di quella molecola un po’ diversi dall’originale”.