“Noi femmine siamo meglio dei maschi, dimostratelo bambine!”. Così chiedeva l’illuminata maestra Oliviero e le sue “prescelte” Lila e Lenù non la deludono: intelligenti e preparate stendono tutti alla gara di classe. C’è qualità da vendere nella condivisione di sguardo Ferrante-Costanzo applicata a L’amica geniale, l’attesissima serie tv ispirata all’omonimo primo bestseller della tetralogia della più letta e misteriosa scrittrice italiana contemporanea. Ed è stata proprio lei, Elena Ferrante, a volere Saverio Costanzo al timone. “Quando mi è stato proposto non ho esitato neppure un secondo” ricorda il regista anche co-sceneggiatore dell’adattamento accanto alla stessa Ferrante, Francesco Piccolo e Laura Paolucci. La Mostra veneziana ha deciso di programmare in anteprima mondiale due degli otto episodi di cui si compone la serie, di produzione Fandango-Wildside con Rai Fiction, HBO (si tratta della prima serie in lingua italiana per il colosso americano, ha chiesto agli italiani di essere “il più artiginanali possibile”), TimVision, Umedia ed altri imponenti soggetti a sostegno, incluso Paolo Sorrentino come produttore esecutivo. Dunque un progetto televisivo di altissimo valore produttivo che la Rai manderà in onda nell’autunno inoltrato dopo una breve parentesi nelle sale cinematografiche grazie a Nexo Digital prevista a inizio ottobre. 

Nei panni delle ormai “mitiche” Lila e Lenù sono due bambine prodigiose, Ludovica Nasti ed Elisa Del Genio, capaci di tenere gli occhi degli spettatori incollati senza alcuna forzatura, “Saverio ci diceva sempre di essere noi stesse, quindi non ci siamo preparate” chiosa la mora Ludovica, vivace almeno quanto la geniale Lila. Le bambine sono incaricate a vestire i ruoli delle protagoniste nei primi due episodi: saranno poi sostituite da adolescenti da Gaia Girace e Margherita Mazzucco. Sullo sfondo è una Napoli periferica che spazia dagli anni ’50 ai ’60, una città seducente e pericolosa, livida nei suoi condomini marginali, quelli dai “sacri cortili” per i pomeriggi di gioco di ogni bambina e bambina che vi dimori.

A giudicare dalla visione dei primi due capitoli, comunque, L’amica geniale by Costanzo promette assai bene. E poco importa il suo sapore un po’ “artificiale” e circoscritto rispetto all’ambientazione: questo non disturba né rovina l’esito qualitativo del lavoro complessivo, impreziosito da maestranze di alto livello e da numeri da capogiro rispetto ai set. Ma soprattutto non incide sull’autenticità di fondo dell’adattamento, per scrivere il quale gli sceneggiatori confessano di esser stati “ogni giorno a casa di Elena Ferrante, e spesso a cena. Vi abbiamo lavorato come si lavora su un film”. Da parte sua, Saverio Costanzo ha subito trovato “il cuore della materia”. “Per trovare la bussola un regista deve per prima cosa capire se il nucleo della storia che andrà a raccontare gli assomiglia”, spiega Costanzo. “Io qui ho sentito subito una condivisione profonda con il romanzo che riguarda l’universo delle idee, della rappresentazione e dell’ostinazione alla ricerca anche pericolosa di una verità drammaturgica”. Una verità che il cineasta romano ascrive alla ricchezza di significati e sensi. “La storia de L’amica geniale non può definirsi in poche frasi perché indicarla come storia locale e universale è limitante, così come ridurla a racconto di formazione. Quello descritto dalla Ferrante è anche un universo d’attualità spaventosa anche politica, laddove vediamo una magnifica maestra delle elementari capace di cambiare la vita a due bambine. E lo fa usando il sentimento vero, quello autentico e complesso. Quando hai fra le mani una storia come questa è molto semplice entrarci e cercarvi il proprio sguardo, perché esso è già compreso”.

 

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