Decolli, rollii, cabrate, virate, variazioni di rotta, allarmi rossi, orbite translunari, atterraggi miracolosi. Lampi, fulmini e saette. Scossoni, trapanamenti e rombi di tuono tali da scoraggiare qualsiasi provvidenziale pisolino. Preciso come in un’attrazione di Disneyworld, però siamo alla Mostra del Cinema di Venezia e al film di apertura del concorso, Il primo uomo di Damien Chazelle, il regista già inspiegabilmente canonizzato per La La Land.

Si può far durare un dolciastro filmato promozionale per oltre due ore? Si può. Il primo uomo è un’apologia incondizionata della celebre (e discussa) missione Apollo 11 targata Nasa, che portò Neil Armstrong e Buzz Collins a calcare il suolo lunare, dove di spaziale c’è soltanto la noia. Trombe violini e grancasse che nemmeno Repubblica verso la lungimiranza dei Benetton.

Ryan Gosling con due espressioni: con il casco (preferibile) e senza. Il terzo membro dell’equipaggio Michael Collins non pervenuto, eliminato alla grande dalla sceneggiatura; non un’immagine d’epoca originale dell’impresa (alimentando il sospetto che non fosse il caso di inserirle) ma in compenso il Mare della Tranquillità computerizzato – cratere per cratere – rifatto all’uncinetto.

Armstrong descritto come un uomo così eccezionale da essere il perfetto Uomo Medio Americano, tutto casa, famiglia e stratosfera, La La Luna trasformata nella patria dei luoghi comuni. Il primo uomo medio testimonial perfetto del cinema medio hollywoodiano, sfacciatamente convenzionale e commerciale, che si va impadronendo di quel che resta dei festival più prestigiosi.

Alla fine i goffi primi passi di Armstrong sulla Luna citano involontariamente quelli del Golem, il capolavoro dell’espressionismo tedesco presentato ieri sera nella preapertura di Venezia in versione restaurata. Quello sì, un momento di grande emozione, quello sì un film di sorprendente attualità, infinitamente più moderno del Primo uomo. Possibile che sia stato girato 98 anni fa? Possibile, anzi probabile. Allora l’era del cinema era agli albori, adesso ci sono seri dubbi che siamo arrivati al tramonto.

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