Nessuno pagherà per quel che è successo a Genova e per quel che accade, o è già accaduto o ancora accadrà nel resto d’Italia.

Nessuno pagherà perché se dovesse esserci un conto da pagare un buon numero di governanti e un altrettanto cospicuo numero di elettori dovrebbero essere messi in fila per chiedere conto delle proprie responsabilità.

Nessuno pagherà perché è solo una minoranza, e nemmeno tanto cospicua, a vedere la realtà che è: abbiamo costruito tanto e male. Abbiamo sporcato ogni pezzetto possibile di terra, tombato ogni crosta visibile, tagliato ogni albero che si frapponesse a noi.

La ruspa, il braccio meccanico oggi simbolo politico di Matteo Salvini, è nel nostro cuore dagli anni sessanta. Sbancare, e poi sbancare e poi sbancare.

L’Italia sta crollando ma gli italiani dove sono? Perché se è vero che i ponti sono marci, le strade bucate, i costoni infragiliti dalle frane, tutto l’altro costruito, un grande dente cariato, di qualcuno sarà.

Siamo giunti alla soglia di quasi tre vani a testa e ancora non ci fermiamo col cemento. Abbiamo milioni di metri quadrati di abitazioni disabitate e ogni giorno sorgono nuovi cantieri per erigere nuove brutture e allineare l’orribile al vecchio cadente.

La prova che il nostro amore per la conservazione e la manutenzione, per il rispetto del bello, per la tutela del paesaggio per la cura dell’aria è pari a quella di chi, governando, ipotizza sempre nuove opere lasciando le vecchie incomplete, storte, sbriciolate, è tra queste macerie e ci porta il conto.

Chi governa conosce i gusti dei propri elettori, come le mamme quando portano i figlioletti dal gelataio. Perciò lasciano che l’Italia vada in rovina, perciò non hanno tempo e modo e voglia di fermare il degrado. Noi elettori siamo il motore irresponsabile, la spinta che fa dire a chi conquista il potere di continuare sulla strada storta. Quanti di voi sanno se la propria città ha un piano urbanistico vigente? Uno su mille, e manco pure. E quanti di voi sanno quanto cemento l’amministrazione comunale ha previsto per tacitare le tante coscienze sporche? Uno su un milione. La prova? Prego: uscite dalla stanza per un momento, affacciatevi dal balcone e clic. Fate per una volta una foto utile, invece delle solite stupidaggini (già mi stanno arrivando auguri idioti di buon Ferragosto)  e postatela qui sotto. Fotografate ciò che vedete, ciò che è tra di voi. Capiremo quanti tra noi si affacciano su una pineta, quanti sul mare, quanti su una strada larga e pulita e ben tenuta. Scattate, per un giorno scattate sempre. E mentre scattate però abbiate anche cura di maledire la vostra inerzia, di combattere la vostra pigrizia, di domandarvi: e io dove ero?

Io e voi, tanti di voi, ce ne fottiamo, semplicemente. Alla maggioranza di noi elettori non frega niente sapere se sono quattromila o seimila i binari morti, se mille paesi stanno per morire, se le frane incombono sulle nostre stesse teste.

Chi è stato al governo vi conosce meglio di ciò che pensate. E quando, non molti anni fa, si propose la vergogna del ponte sullo Stretto, un’opera faraonica che avrebbe unito due coste bucate, scellerate, infragilite dalle lesioni o solo incompiute, ricordate il risultato elettorale? Quanti di voi hanno votato quel governo, quanti hanno chiesto anche condizionando il proprio voto di completare prima tutte le opere incomplete, cadenti o solo pericolose? Quanti?

E quanti a Genova sanno che si stanno spendendo cinque miliardi, che arriveranno ad otto, per bucare le spalle della città con il cosiddetto terzo valico mentre il piano inclinato verso il mare è un susseguirsi di superfetazioni edilizie, di palazzi che si affacciano sulle strade, di strade che arrivano in salotto.

Nessuno pagherà semplicemente perché in molti dovremmo pagare.

E se ci sarà qualcuno, che per sventura o per pura statistica, verrà condannato, beh sappiate che quella condanna non ci farà divenire innocenti.

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