“Autoritario, non democratico, regressivo, reazionario, statalista, conservatore, arrogante, populista, inaffidabile, non credibile, anti-scientifico, anti-capitalistico, anti-impresa, anti-lavoro, anti-multinazionali”. È il profluvio di appellativi sciorinati dal deputato di Forza Italia, Renato Brunetta, intervistato da Lanfranco Palazzolo per Radio Radicale, nel definire il governo M5s-Lega. Se, però, nei confronti del leader della Lega è più morbido, nessuna pietà è espressa dal parlamentare nei confronti del M5s: “L’unica cosa buona fatta è una cosa di centrodestra, avviata alla fine della passata legislatura da Forza Italia, cioè la posizione rigida sull’immigrazione clandestina, portata avanti e attuata da Matteo Salvini. Tuttavia, checché se ne dica, la leadership dell’intera coalizione per le cose fondamentali che contano soprattutto nell’economia, è in mano al M5s, al loro conservatorismo, al loro statalismo, al loro dirigismo, al loro essere contro la modernità. Questa è l’impronta. Sulla politica economica e industriale c’è il dilagare del M5s”. E rincara: “Abbiamo un presidente del Consiglio non eletto dai cittadini, non essendosi presentato alle elezioni né come leader di un partito, né come capo di una coalizione. Uno che passava. Una maggioranza non votata dai cittadini, perché i due partiti che la costituiscono si sono presentati alle elezioni l’uno contro l’altro armati. Un programma, il contratto di governo, non votato dai cittadini. Per queste ragioni, un governo tre volte illegittimo politicamente. Il risultato? Un governo conservatore, di buoni a nulla, ma capaci di tutto”. Non solo: “E’ un governo che sa dire solo no: no alla Tav, no alla Tap, no alle grandi opere, no ai vaccini, no alle imprese, no al lavoro, no alla modernità. E’ un governo della regressione, altro che cambiamento. O meglio, cambiamento sì, ma verso il baratro. Un governo senza alcuna credibilità a livello internazionale, con capitali che scappano, con spread salito di 100-150 punti e probabilmente, Dio ce ne scampi, con una tempesta perfetta che si prepara per la fine di agosto o per il mese di settembre sui mercati finanziari, in previsione di una legge di Bilancio ancora oscura. Il tutto avviene in un clima internazionale fortissimamente avverso al nostro Paese, e a ragione. Qui” – continua – “c’è incultura di governo. Questi buoni a nulla ma capaci di tutto sono capaci solo di potere. Basti basti pensare all’occupazione della Rai. Per fortuna hanno fatto il passo falso su Foa, quindi per il momento è bloccato tutto. Ma anche quello della presidenza della Rai sarà molto probabilmente un passaggio doloroso per la libertà di stampa, per la libertà di espressione. Purtroppo ne abbiamo viste tante, ne dovremo vedere ancora di peggiori. Questo è il governo dell’arroganza”.