I sindaci chiedono al governo d’intervenire per migliorare le norme sulla sicurezza per le manifestazioni, conosciute come “circolare Gabrielli” introdotte un anno fa dopo i fatti di piazza San Carlo a Torino, ma si ritrovano la patata bollente tra le mani. Da qualche giorno il capo di Gabinetto del ministero dell’Interno ha firmato una nuova direttiva che affida ai primi cittadini la responsabilità di autorizzare le manifestazioni e le misure di sicurezza da prendere.

Un passo avanti secondo il Viminale. Due passi indietro secondo l’Associazione nazionale comuni italiani: “Le decisioni scomode, alla fine, devono essere assunte sempre dai sindaci, anche su temi di competenza squisitamente statale come la sicurezza: in base alla direttiva, noi dobbiamo valutare le misure di sicurezza necessarie e autorizzare la manifestazione; sempre noi dobbiamo verificare la complessità e la delicatezza di alcuni eventi per eventualmente rimettere la questione al comitato per l’ordine pubblico”, ha spiegato Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci.

A luglio 2017 a chiarire alcuni aspetti della “Gabrielli” era intervenuto il capo di Gabinetto del ministero dell’Interno con una circolare che aveva distinto tra manifestazioni in luogo pubblico, che richiedono agli organizzatori solo l’onere di avvisare il questore, e manifestazioni di pubblico spettacolo, sottoposte ad autorizzazione, individuando tre diversi livelli di rischio per calibrare le misure di sicurezza. Ora questa distinzione è stata cancellata, ma resta ai sindaci l’onere di prendere le decisioni.

La circolare firmata da Matteo Piantedosi stabilisce che “per le pubbliche manifestazioni sottoposte a regime autorizzatorio, l’iniziativa spetta all’organizzatore, che invierà al Comune, con congruo anticipo rispetto alla data dell’evento, l’istanza corredata dalla documentazione necessaria, recante anche l’indicazione delle misure di sicurezza che si intende adottare”. A quel punto il primo cittadino ha due possibilità: rilasciare direttamente il provvedimento autorizzativo o inviare il tutto alla Prefettura “qualora nella fase istruttoria vengano in rilievo profili di security o di safety di tale complessità e delicatezza da richiedere un’analisi coordinata e integrata”.

Un provvedimento che trova la criticità del presidente Anci Piemonte, Alberto Avetta, che per primo raccogliendo il malumore tra i suoi colleghi aveva lanciato l’Sos ricordando che molte manifestazioni nei piccoli paesi sarebbero state a rischio a causa anche dei costi che comporta la sicurezza: “Apprezzo il lavoro del Ministero. Ben vengano semplificazione delle procedure e approccio più flessibile. Restano tuttavia due temi da chiarire meglio: costi e responsabilità che gravano sui sindaci. Sono convinto che il confronto con Anci e con le altre associazioni degli enti locali potrebbe essere di grande aiuto per trovare punti di equilibrio”.

Avetta, che guida la comunità di Cossano Canavese, diventa poi ancora più esplicito: “In altre parole il modello più flessibile comporterà maggiori responsabilità per i sindaci che, in modo particolare nei piccoli comuni, non possono avvalersi di strutture tecniche adeguate e qualificate in materia di sicurezza. Del pari i costi organizzativi continueranno a gravare sui comuni e sulle associazioni di volontariato”. Il rischio ora è che la maggior parte dei sindaci, onde evitare problemi legali, inviino alle prefetture le pratiche ingolfando gli uffici di quest’ultime.

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