Ascolto, politica gentile, solidarietà, uguaglianza. Questi sono valori comuni a tutti, che sono stati sacrificati in nome del dio dell’austerità, a volte sono diventati inutili voci di bilancio da tagliare. Vedi i diritti dei lavoratori e la democrazia. Allora ogni azione politica che si rispetti, soprattutto a sinistra, dovrebbe partire dal dissenso verso ciò che ti viene detto di accettare: abbiamo urgente bisogno di un tessuto di valori che ci unisca.

Se non c’è più una differenza – o almeno per tanti così sembra – tra destra e sinistra è perché si è preferito l’altare del profitto. Dimostrazione lampante sono i commenti alla prima pagina de Il Manifesto in questi giorni, dovrebbe invece interessare a cosa si è ridotta la sinistra e alla sua indecisione da che parte stare: preferirei una sinistra rispettosa e che sia dalla parte del lavoro e non del capitale. E tu?

Se non provassimo a isolare le parole chiave, con chiarezza, un’idea di società non l’avremmo mai. Sul decreto dignità, la presentazione di un emendamento soppressivo dell’aumento delle mensilità di risarcimento in caso di licenziamento illegittimo è grave da parte del Pd. Si spera che l’emendamento sarà ritirato. Non è proprio il genere di politica che vorrei vedere adottata da questo partito. Altrimenti una sconfitta storica non ha insegnato nulla: quello è stato il voto per il cambiamento del modo di far politica, dal basso verso l’alto.

A te che non hai voluto gettare la spugna e che credi in un’idea di società più giusta, bisogna consentire di partecipare all’impresa di metter su questo cambiamento. Soltanto se azzeriamo e rinnoviamo, possiamo rivolgerci al Paese e dare vita ad un discorso sincero. Il punto di partenza migliore è l’ascolto, se vuoi affrontare il futuro con mente aperta. Non servono più capi che impongono la propria linea. Nessuno ha il monopolio delle idee migliori, eccetto la gente comune, noi: l’operaio che vede, dopo anni, la propria fabbrica chiudere e i propri figli (la mia generazione) che, dopo aver studiato, vanno via. Magari in uno di quei Paesi in cui la fabbrica è stata delocalizzata. Emblematico a riguardo è l’estratto da 108 metri, the new working class hero di Alberto Prunetti, edito da Laterza, pubblicato ieri mattina su Il Fatto Quotidiano.

Ho 22 anni e chiedo a me stesso e a te: come fare per togliere l’ipoteca sulla vita dei miei coetanei e di chi oggi ha 40 anni. Credo che il Pd, la sinistra possano fare qualcosa di straordinario se entrano nell’ottica che soltanto la gente ordinaria può far qualcosa di straordinario. Mi chiedo se chi ha gestito fino ad ora chieda a se stesso: “Cosa ho fatto che non va?”. Ascoltiamoci, riusciamo a riportare i valori della gente ordinaria in politica, senza pregiudizi? Se sì, quali? Parliamone. Ti leggerei. Magari partendo dalla tua vita ordinaria, scrivendo a questa mail: [email protected]

Proviamo ad aprire un dibattito, a capirci meglio, lo faremo sulla mia pagina Facebook. Spero saremo in tanti, così tra un post e l’altro avremo il tempo per scrivere e per vivere. Su, sveglia democratici.

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