Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i ministri dell’Economia e del Lavoro Giovanni Tria e Luigi Di Maio, insieme al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti hanno raggiunto l’intesa sul nome di Fabrizio Palermo come nuovo amministratore delegato di Cdp, il motore finanziario su cui si intende far leva per realizzare molte delle politiche economiche del Governo. Palermo è già dirigente di Cassa Depositi e Prestiti come direttore finanziario. La nomina, trapelata da via XX Settembre, non sarà comunicata ufficialmente fino al 24 luglio, perché sarà allora che si riunirà l’assemblea di Cassa depositi e prestiti. Si chiude così la contesa tutta interna al governo per trovare un nome condiviso, dopo che ieri è diventato un caso la convocazione e l’immediato annullamento di un vertice a Palazzo Chigi. Un risultato che sembra vedere vincitori Di Maio e Salvini. “L’obiettivo è trovare i migliori, se nel trovare i migliori c’è una discussione interna al governo ben venga – dice Di Maio – L’importante è che tutto quello che facciamo sia un compromesso sempre al rialzo e mai al ribasso, quindi un punto di caduta al rialzo”. Di Maio spiega che oggi si è parlato solo di Cdp.

Il nuovo vertice a palazzo Chigi ha finalmente risolto lo stallo. Un’impasse durata talmente a lungo da incrinare il rapporto di fiducia con il ministro del Tesoro Giovanni Tria. Già poco gradito alla maggioranza giallo-verde per il suo costante ribadire la necessita di coniugare gli impegni elettorali – flat tax e reddito di cittadinanza – a quelli europei sui vincoli di bilancio, il ministro ha lungamente insistito nei giorni scorsi per ottenere la nomina di Dario Scannapieco, scontrandosi con i partiti che sostengono il governo. In realtà l’accordo si fonda su un pareggio perché da una parte c’è il nome di Palermo, ma dall’altra Tria la spunta sul nuovo direttore generale del Tesoro che, riferiscono fonti del governo, Alessandro Rivera. L’accordo di oggi dovrebbe ridisegnare l’intera governance dell’istituto e portare al rinnovo dell’organigramma, comprese le deleghe da affidare. Verifiche che richiederanno tempo e che potrebbero tardare l’ufficializzazione dei nomi dei candidati.

Palermo, manager tra finanza e risanamenti
Palermo è un interno, dunque: alla Cdp è entrato nel 2014. Per la sua nomina si sarebbe speso in particolare il Movimento 5 Stelle. E’ nato a Perugia nel 1971 e laureato cum laude in Economia e Commercio all’università La Sapienza di Roma nel 1994. Nel diventa 2016 consigliere di Fincantieri ed è stato presente nei consigli di amministrazione di Fincantieri Usa, di Vard Group e di Vard Holdings, società quotata alla Borsa di Singapore per la quale è stato anche membro del comitato remunerazioni. Ha iniziato il suo percorso professionale a Londra come financial analyst nella Divisione Investment Banking di Morgan Stanley, dove si è occupato di operazioni di collocamento azionario e obbligazionario, di acquisizione, di dismissione, di fusione e di creazione di joint ventures per i principali gruppi finanziari ed industriali italiani ed europei. Dal 1998 al 2005 ha poi lavorato come consulente strategico in McKinsey, specializzandosi in operazioni di risanamento, trasformazione e rilancio per grandi gruppi industriali e finanziari italiani ed europei (spaziando dal settore bancario e assicurativo, alle telecomunicazioni, alle utilities, alla meccanica e elettronica fino ai servizi postali).

Approdato in Fincantieri in qualità di direttore business development e corporate finance, svolgendo sin dal suo ingresso un ruolo chiave nel percorso di riorganizzazione e turn around dell’azienda (nelle fasi di espansione – anche mediante importanti acquisizioni cross-border, riorganizzazione post crisi ed infine quotazione) trasformando cosi il gruppo nel leader occidentale del settore per dimensione e diversificazione di prodotto. È stato quindi vice-direttore generale di Fincantieri dal 2011 al 2014 oltre che chief financial officer dal 2006 al 2014. Nell’ottobre 2014 è entrato in Cassa Depositi e Prestiti come responsabile finanziario e dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili del gruppo.

Rivera, caposaldo del ministero
Nato a L’Aquila 48 anni fa, Alessandro Rivera occuperà iln ruolo chiave per la politica economica dei Governi e poltrona di primissimo piano per i grand commis dello Stato, ricoperta a lungo dall’attuale presidente della Bce ed ex governatore di Bankitalia Mario Draghi negli anni Novanta (dal 1991 al 2001) durante il periodo delle privatizzazioni e delle azioni del Paese per fronteggiare la grave crisi politica del 1992. Su quella stessa sedia si sarebbero poi succeduti Domenico Siniscalchi e Vittorio Grilli, saliti poi entrambi nel gradino più alto di ministro dell’Economia. Prende il posto di Vincenzo La Via, che dopo sei anni in questo ruolo chiave, ha lasciato a maggio l’incarico, si ipotizza, per tornare alla Banca Mondiale.

Rivera ha fatto il proprio ingresso nel ministero di Via Venti Settembre poco meno di vent’anni fa ed è attualmente dirigente generale del Mef, responsabile della Direzione IV, che si occupa di sistema bancario e finanziario e degli affari legali. Una carriera fatta in sordina, lontano da eventi e convegni, con il passo lungo di chi – è la sua passione – ama le maratone. E’ fratello di Vincenzo, già consigliere comunale del Partito democratico ed ex capo di gabinetto di Ottaviano Del Turco ex presidente della Regione Abruzzo. La stampa internazionale si è occupata di lui sottolineandone il ruolo positivo con il lavoro continuo nel bel mezzo della peggiore crisi economico-finanziaria dal dopoguerra.

Dalla stampa nazionale si è saputo invece che è stato lui a guidare il team che si è occupato della stesura dei cosiddetti “Tremonti bond“, le obbligazioni emesse dalle banche sane e sottoscritte dal ministero. Si è occupato anche del progetto europeo di freno allo short selling, la vendita allo scoperto di titoli non direttamente posseduti dal venditore, ma prestati da un fornitore. Rivera è stato anche nominato dal Mef presidente della Società per la gestione dell’attivo, la società, controllata al 100% dal ministero nata dal crac del vecchio Banco di Napoli, che ora ha tra i compiti la gestione dei crediti deteriorati delle banche venete (Vicenza e Veneto Banca) messe in liquidazione ed è nel board di Cdp in rappresentanza appunto dell’azionista di controllo della società.