Laura Boldrini è da tempo impegnata in una campagna contro gli haters (ovvero gli ‘odiatori’ in rete, coloro che invece di argomentare insultano i personaggi pubblici su internet). E’ passato un anno da quando, l’ex presidente della Camera ha deciso di inaugurare una ‘linea dura’. Al grido di #AdessoBasta agli insulti ha risposto con le denunce alla magistratura. Tra i querelati anche Fabrizio Bracconeri, l’ex ragazzo della terza C e Forum, candidato alle elezioni europee del 2014 nelle liste di Fratelli d’Italia. Con il suo responsabile comunicazione Flavio Alivernini proviamo a ripercorrere la vicenda e a capire le ragioni che hanno spinto la parlamentare di Leu a intraprendere questa difficile campagna.

Perché avete deciso di investire tanto sui social ed ‘esserci’?
Investire sì, ma non economicamente. Non abbiamo mai avuto a disposizione risorse da investire in rete come quelle che hanno usato le macchine propagandistiche di M5S e Lega. Durante la Presidenza della Camera abbiamo utilizzato i social per costruire campagne di forte sensibilizzazione sociale, come ad esempio quella contro l’odio in rete o per il diritto a una corretta informazione. Campagne di interesse generale, al di là della propaganda politica.

Chi pensa ai contenuti sui social?
Laura Boldrini e io. Ci confrontiamo costantemente su come e quando comunicare dai profili Facebook, Twitter e Instagram.

Come avete affrontato il problema degli haters? Cosa è cambiato negli ultimi mesi?
La questione non è cosa sia cambiato negli ultimi mesi, ma cosa è successo negli ultimi anni.

Vi siete interrogati sul perché c’è stato questo accanimento nei confronti dell’ex Presidente della Camera?
Secondo me non dovrebbero essere né Boldrini né Saviano a doversi interrogare sul perché la Lega e certe iniziative di propaganda del M5S hanno giocato sporco per delegittimarli, considerandoli non avversari politici ma nemici da abbattere. Non sono loro a doversi interrogare perché ancora oggi c’è chi pubblicamente dichiara di volergli tagliare la gola, come recentemente ha fatto un odontotecnico leghista di Torino. Questo lo farà certamente la magistratura. Credo, invece, che Laura Boldrini abbia fatto bene a porsi un’altra domanda: “Cosa possiamo fare per evitare che quello che sta succedendo a me possa succedere anche ad altri?”

Chi altri si è unito alla battaglia dell’onorevole Boldrini?
Al di là della enorme solidarietà personale ricevuta, la decisione di andare all’attacco nella denuncia degli haters ha prodotto risultati importanti perché ha dato visibilità a un tema fino ad allora sottovalutato. Mi riferisco in particolare al progetto di educazione civica digitale #BastaBufale lanciato da Boldrini lo scorso ottobre in collaborazione col Ministero dell’Istruzione: ha coinvolto 4 milioni di ragazzi e ragazze. Il 18 ottobre la prima pagina del New York Times titolava così: “In Italia le scuole insegnano a leggere, scrivere e riconoscere una bufala”. Penso che l’iniziativa #BastaBufale abbia reso il nostro Paese avanguardia su questo tema a livello internazionale.

C’è una relazione tra gli insulti in rete e il fatto di essere donna e aver ricoperto un ruolo di ‘potere’?
Non lo so. Saviano è un uomo eppure sta ricevendo lo stesso trattamento. Vorrei però ricordare che tutta questa storia ha un inizio, mi riferisco a un post sessista di Beppe Grillo che chiese ai suoi militanti “Cosa fareste in macchina con la Boldrini”. Tutto partì da lì e dalla miriade di insulti a sfondo sessuale che questo post del comico genovese ha fomentato. Lui, come Matteo Salvini quando agitò in un comizio una bambola gonfiabile dicendo ai suoi che si trattava di Laura Boldrini, ha reso – per anni – un’istituzione bersaglio, mettendo nel mirino dei suoi seguaci il fatto che si trattasse di una donna. Sai cosa mi ha confessato recentemente l’ex responsabile della comunicazione dei 5Stelle alla Camera Nicola Biondo, autore del volume “Supernova” (molto critico verso M5s, ndr), che a quei tempi collaborava a stretto contatto con Casaleggio? “Avrei voluto inviare un biglietto alla presidente Boldrini per scriverle che io mi ero dissociato da questo post e me ne vergognavo. Mi sono pentito di non averlo fatto”. E sai, invece, quanti parlamentari del Movimento 5 stelle le hanno manifestato solidarietà per quel post vergognoso? Nessuno. Nemmeno chi ora, al governo, parla di leggi sulla parità di genere e violenza contro le donne.

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