La dirigente assunta senza concorso resta, chi la denuncia viene cacciata. Sprofonda nell’assurdo la vicenda di Maria Teresa Arcuri, la funzionaria direttiva presso la sede provinciale Inps di Crotone le cui disavventure sono ormai un romanzo nazionale a puntate. L’ultima è di tre giorni fa, quando la Arcuri ha ricevuto una sanzione disciplinare con 45 giorni di sospensione dal servizio e privazione della retribuzione per dichiarazioni non autorizzate alla stampa, per essersi sottratta a compiti che non riteneva conformi alla sua qualifica e in ultimo per la mancata comunicazione di un procedimento penale a suo carico innescato da una vecchia questione condominiale.

Era stata lei stessa, in realtà, a denunciare l’inerzia cui era ridotta per aver ingaggiato una battaglia di trasparenza sui titoli del proprio superiore gerarchico: “Sono pagata 50mila euro per non far nulla. La dirigente non ha titoli, ma puniscono me”, diceva lo scorso novembre in un’aula di tribunale a Crotone. Otto mesi dopo, puntuale, quella profezia si avvera. L’ufficio del personale di Crotone invia la comunicazione (che comporta un concreto rischio di licenziamento) il pomeriggio del 10 luglio e si premura di precisare che ha effetto immediato, dall’indomani mattina, cosicché la funzionaria non avrà neppure il tempo di consultare un legale. Sentito un sindacalista dell’Usb, la Arcuri si presenta al lavoro dicendo di voler impugnare la sanzione davanti a un giudice e chiedendone la sospensione fino a sentenza. Niente da fare: all’ingresso della palazzina di via Grazia Deledda le viene ritirato il badge e intimato di lasciare subito il palazzo, come non lavorasse lì da 30 e fosse divenuta improvvisamente il più pericoloso degli intrusi.

Resta invece al suo posto la “falsa “dirigente che aveva denunciato fin dal 2011.  Continua a percepire lo stipendio da 10mila euro al mese nonostante il 14 maggio scorso, presso la Funzione Pubblica, sia stato acclarato una volta per tutte che non abbia svolto alcun concorso per accedere ai ruoli della Pa come vuole la legge, ma solo procedure di mobilità interna con cui è transitata da un consorzio privato al Mef e da qui all’Inps. L’ufficio stampa del presidente  Tito Boeri, che non era informato del disciplinare, prova in qualche modo a sciogliere il paradosso ma non interviene per impedirlo.

In una nota sostiene che “il provvedimento nei confronti della dottressa Arcuri non riguarda in nessun modo la sua segnalazione dell’illegittimità della dottoressa Infante a ricoprire il ruolo da dirigente, segnalazione per la quale la dottoressa Arcuri – cui garantiamo tutela per il ruolo avuto – ha il merito di aver fatto emergere le incongruità della vicenda”. Ma il disciplinare dice l’esatto contrario, menzionando espressamente tra i motivi di contestazione un’intervista alle Iene sull’assenza di titoli del superiore. L’Inps parla di tutela e nega che il provvedimento sia una mera rappresaglia, ma non riesce a spiegare come mai la Arcuri non abbia ricevuto una contestazione in 30 anni di lavoro e ben quattro a partire dal 2011, vale a dire dopo le sue denunce.

L’ente conferma poi la “determinazione mostrata negli ultimi mesi da questa amministrazione, su spinta in particolare del presidente Boeri, nel fare chiarezza sul caso della dottoressa Infante e di prendere tutti i dovuti provvedimenti a riguardo. Ricordo che l’Inps, nel corso degli ultimi mesi, ha: denunciato la dirigente alla procura della repubblica, presentato ricorso al Tar e inviato una lettera al Mef di revoca della mobilità. Il Mef ha tuttavia respinto la nostra richiesta di revoca e pertanto, in questo momento, l’Inps altro non può fare se non attendere il pronunciamento del giudice in merito”. Ben altro trattamento ha riservato invece alla dipendente che ha scoperchiato il caso, forse non l’unico, di assunzione illegittima nell’ente previdenziale. L’Inps dice di volerla “tutelare per il ruolo che avuto”. Ruolo che ovunque sarebbe valso una medaglia o almeno una telefonata di scuse (che Boeri mai ha fatto). Ma invece vale una sospensione immediata dal servizio che suona come un monito per tutti a non denunciare.