“Il capo del governo si chiama Matteo Salvini, anche se formalmente c’e un altro che lo fa con lui. Salvini dà la linea con il 17%. E noi gli abbiamo spinto tra le braccia i M5S“. Lo ha detto l’ex ministro dei Beni culturali, DarioFranceschini, nel corso dell’incontro ‘Al lavoro per il futuro. Il Pd e l’impegno per il Paese’, organizzato da Associazione Democratici per Milano a Palazzo Isimbardi.

“Dopo la sconfitta alle elezioni, in politica esiste il contenimento del danno; noi dovevamo fare di tutto per non consegnare il Paese a Salvini. Dovevamo farlo, per l’Italia, per l’Europa e per gli equilibri internazionali. Non proclamare che c’erano due vincitori, che quindi dovevano lavorare insieme. E questa è stata la linea del Pd in quei giorni”.

“Salvini e i M5s non sono la stessa cosa non lo sono i loro elettorati”, perché il vicepremier e ministro dell’Interno rappresenta la “destra estrema e pericolosa”. “Per questo – prosegue Franceschini – non dovremo chiudere completamente all’elettorato del M5S, trai quali c’è molta gente fino a poco tempo fa votava per il Pd. Noi abbiamo il dovere di tenere aperto il dialogo con quell’elettorato”.

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