Nessuna sintesi scritta, ma segnali di distensione dopo gli attacchi e i botta e risposta dei giorni scorsi. Il pre vertice dei 16 Paesi Ue sui migranti a Bruxelles si è chiuso senza un documento, come del resto era stato previsto dopo l’accantonamento di una prima bozza, ma con i tentativi dei leader di raggiungere una mediazione in vista del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno prossimo. L’Italia si è presentata con una proposta in 10 punti per superare il regolamento di Dublino e fare in modo che la responsabilità in mare sia condivisa: la reazione è stata quella dell’apertura sul piano generale, anche se il problema ora è muoversi concretamente. A non essere superate sono invece le divergenze tra l’Italia e l’asse franco-spagnolo, con la prima che propone centri di protezione in Africa mentre Macron e Pedro Sanchez insistono nel tenerli invece nei Paesi europei. Aspetto sul quale Conte ribadisce il suo “no”. Secondo fonti del governo italiano, il premier italiano ha ottenuto che, per quanto riguarda la Libia, si rifinanzi il Trust Fund per l’Africa. Sarebbe anche stato riconosciuto un ruolo di leadership all’Italia sul dossier libico e confermato il sostegno europeo alla guardia costiera del Paese nordafricano e agli accordi con il governo di Tripoli. Conte ha anche riferito della telefonata con il premier Al Serraj, che ha confermato l’impegno libico nella gestione dei flussi.

Sicuramente, sono cambiati i toni. E a dimostrarlo sono state le dichiarazioni al termine dell’incontro. Il primo a intervenire è stato il premier spagnolo Pedro Sanchez: “Abbiamo ricevuto”, ha detto, “la proposta di Conte, ne abbiamo discusso e la studieremo. La riunione è stata positiva” e ha evidenziato “più punti di unione che punti di discrepanza”. E’ stata una “conversazione franca”, che ha costituito “un buon passo avanti”. Anche il presidente francese Emmanuel Macron si è detto positivo, pur condannando chi usa “la paura” per governare l’Europa: “Conte”, ha detto, “ha espresso una posizione ed è stato coerente con l’insieme delle discussioni al tavolo. Ma a volte sento cose dalla stampa che non sono la stessa cosa… Alcuni cercano di strumentalizzare la situazione dell’Europa per creare una tensione politica e giocare con le paure. La mia posizione è che non nasconderò mai la verità ai miei concittadini”, ma che bisogna “avere una posizione efficace ed umana”. Il clima resta difficile, anche alla luce dei 1000 migranti attualmente in mare e che l’Italia si rifiuta di far attraccare. Il punto su cui hanno insistito i vari leader è quello della necessità di condividere le responsabilità e lavorare all’interno del quadro dell’Unione europea. Anche il premier maltese Joseph Muscat si è detto positivo: “E’ andata meglio di quanto atteso. Spero che questa riunione serva allo scopo di capirci meglio per la settimana prossima”. Ha anche detto che “non servono dichiarazioni di alto livello, quello di cui abbiamo bisogno è azioni concrete. Se non prendiamo delle decisioni, ci sarà una escalation. Ma abbiamo registrato una volontà” in questa direzione, ha concluso. Il premier greco Alexis Tsipras, commentando la proposta italiana, ha osservato che si tratta di idee che erano già stata messe sul tavolo : “Penso che, per la maggior parte, si tratta di proposte che abbiamo già cercato di implementare. Alla fine dobbiamo capire che è un tema difficile ma che dobbiamo affrontarlo nel quadro di nostri comuni principi e valori. Oggi non abbiamo preso decisioni”, ha poi sottolineato, ma “abbiamo preparato il Consiglio. C’è un enorme dilemma che dobbiamo affrontare: se vogliamo soluzioni europee o se pensiamo che ogni Paese debba affrontare la questione da sé. Penso che qualche Stato membro abbia questa seconda idea. Io sono con la prima”.

Al termine del mini-vertice, Angela Merkel ha evidenziato la convergenza registrata sulla necessità del rafforzamento delle frontiere esterne e sul fatto che, sul tema migranti, “la responsabilità è di tutti: nessun Paese deve prendersi il peso da solo”. Per evitare un flop definitivo, Macron e Merkel hanno poi ipotizzato accordi solo tra alcuni Stati membri, superando così la mancanza di consenso europea. La cancelliera tedesca ha infatti esortato a intese “rapide” ma solo tra “alcuni Stati” mentre il presidente francese ha difeso il fatto che “la soluzione europea” si costruirà “unicamente sulla cooperazione tra gli Stati membri dell’Ue, che sia una cooperazione a 28 o tra più Stati che decidono di lavorare insieme”. Ma il vero punto di scambio, quello su cui Bruxelles punta, è lo smistamento immediato dei richiedenti asilo tra tutti i partner europei. Le famose quote di distribuzione stabilite nel 2015 e nel 2017: difficile trovare un accordo a Sedici, e quasi impossibile riuscirci a Ventisette giovedì, quando al tavolo ci saranno i Vesegrad e i baltici, sostenuti dall’Austria.

La riunione era sta concepita suddivisa in tre round: il primo sulla dimensione esterna del dossier, il secondo sul controllo delle frontiere esterne e il terzo sulla dimensione interna, tema che include anche movimenti secondari e redistribuzione dei migranti. Il vertice, dopo una lunga sessione dedicata al primo round e aperto con l’illustrazione, da parte di Conte, della proposta italiana, nel tardo pomeriggio ha poi avuto una netta accelerazione dedicando molto meno tempo al secondo e terzo round. Nel corso del vertice, oltre a quella italiana, è emersa anche la proposta franco-spagnola stilata ieri nel corso dell’incontro tra Emmanuel Macron e Pedro Sanchez. Proposta che, a dispetto della strategia italiana, prevede di tenere nei Paesi europei i “centri chiusi” di accoglienza. Con l’Italia che ha ribadito il suo “no” alla proposta franco spagnola. Fonti del governo italiano si dicono, pur nella mancanza di un passo avanti concreto, soddisfatti per aver ottenuto, nel corso del vertice, che il tema dei movimenti secondari non sia stato trattato in maniera prioritaria rispetto all’emergenza sbarchi.

La proposta dell’Italia
Il concetto espresso da Conte in apertura è ancor meglio esplicitato al punto 6 del documento presentato, che sancisce la “responsabilità comune tra Stati membri su naufraghi in mare”. “Non può ricadere tutto sui Paesi di primo arrivo – si legge – superare il concetto di ‘attraversamento illegale’ per le persone soccorse in mare e portate a terra a seguito di Sar. Bisogna scindere tra porto sicuro di sbarco e Stato competente ad esaminare richieste di asilo. L’obbligo di salvataggio non può diventare obbligo di processare domande per conto di tutti”.

All’8° punto della proposta italia figura la creazione di centri di accoglienza in più Paesi europei e non solo in Italia o Spagna: nel momento in cui, nonostante il primo filtro posto in Africa, i migranti riescano ad arrivare sulle coste italiane, a farsene carico non può essere solo l’Italia o la Spagna. Il meccanismo, spiegano le stesse fonti, prevede quindi una ripartizione obbligatoria di chi sbarca in maniera illegale sulle coste meridionali europee. Nella sintesi della proposta italiana diffusa dal governo – spiegano fonti dell’esecutivo – al punto otto c’è un errore in quanto si denominano i centri di accoglienza da istituire “centri di protezione“, che invece sono quelli previsti, nel documento, nei Paesi di transito in Africa.

Riguardo i migranti economici, poi, la proposta italiana prevede che tutti gli Stati Ue si impegnino ad accoglierne una quota: per quelli che non ottemperano a questo obbligo dovrebbero essere previste “adeguate contromisure finanziarie“.

Le piattaforme di sbarco
Il concetto di piattaforme di sbarco per i migranti, che in origine è un’idea dell’Unhcr, è destinato a restare nel dibattito europeo sulle migrazioni. Di fatto, sono emerse due nozioni di piattaforme di sbarco: una, quella in linea con la visione italiana, piattaforme fuori dall’Ue dove processare le richieste al di fuori dell’Ue, anticipando quello che avviene negli hotspot oggi. Poi c’è un’altra nozione, che è la proposta franco-spagnola, che avviene al confine dell’Ue. Tra i leader riuniti oggi a Bruxelles, a quanto si apprende, si sono registrate opinioni diverse: alcuni propendono per la prima, altri per la seconda, altri ancora per entrambe. La discussione tocca ora al Consiglio Europeo, ma sicuramente la nozione di piattaforme è destinata a restare, in un modo o nell’altro. Le due opzioni non sono alternative.