Di nuovo sotto pressione i titoli del debito pubblico italiano. Venerdì mattina il rendimento del Btp decennale è arrivato fino al 3,1% e il differenziale rispetto al Bund tedesco si è allargato fino a 270 punti base contro i 255 della chiusura di giovedì, con lo spread che è rimasto intorno ai quei valori per tutta la giornata azionaria, chiudendo a quota 267. In rialzo anche il differenziale sul titolo con scadenza a due anni, a 221 punti base a fronte di un rendimento dell’1,56%.

Lo spread non toccava questo livello dai giorni precedenti la formazione del governo Conte. Ma sono state tutte le vicende politiche delle ultime settimane a portare a una fuga di capitali dal Paese: nel mese di maggio il debito italiano nel sistema di pagamento dell’Eurosistema Target 2 ha toccato il suo massimo storico di 464 miliardi, quasi 40 miliardi in più rispetto ad aprile. Un aumento, ha spiegato Bankitalia, dovuto principalmente agli acquisti di titoli esteri da parte degli investitori italiani, che stanno cercando di diversificare i loro portafogli dopo aver ceduto titoli di stato, considerandoli meno sicuri. A pesare sulle scelte è anche l’attesa per la decisione della Banca Centrale Europea riguardo al termine del quantitative easing, con l’istituto diretto da Mario Draghi che il 14 giugno farà sapere se il programma di acquisto di titoli di Stato, che dal 2015 ha dato ossigeno all’economia italiana, verrà interrotto a settembre come previsto o prolungato.

I Btp continuano a fare peggio anche degli altri bond governativi dell’area euro. Lo spread è infatti in allargamento non solo rispetto al Bund: la differenza di rendimento tra Btp e Bonos si è spinto fino a 161 punti base, livello massimo dal 2012. Fino a due anni fa il differenziale era a favore dell’Italia. “L’incertezza politica italiana, relativa alle dichiarazioni sulle modalità di implementazione del contratto di governo, sta riproponendo una debolezza dei titoli italiani, con tassi in rialzo su tutta la curva”, argomentano gli analisti di MPS Capital Services.

A preoccupare i mercati sono state soprattutto le dichiarazioni delle ultime ore sul destino del polo siderurgico dell’Ilva di Taranto, per cui sia il fondatore del M5s Beppe Grillo che il ministro dell’Ambiente Sergio Costa avevano ipotizzato una riconversione, per poi essere smentiti dal ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio. Un dibattito che si aggiunge a quelli già in atto all’interno del nuovo esecutivo sulle politiche fiscali e sociali, con gli interrogativi sull’aumento della spesa pubblica necessario a sostenere le proposte di introduzione della flat tax e della revisione della riforma Fornero. E in questi giorni, come riporta l’Ansa, molti grandi gestori internazionali di fondi stanno chiedendo chiarimenti sulla linea economica del governo, in particolare sul tema della permanenza nell’euro, arrivando spesso alla conclusione di ridurre la loro presenza in Italia o congelare i titoli.

La tensione sui titoli di Stato italiani si è fatta sentire anche in Borsa, con Piazza Affari che è rimasta in perdita per tutta la giornata e ha chiuso a -1,89%, bruciando 11,6 miliardi. Deboli tutti i mercati europei, con Francoforte e Londra che perdono lo 0,3% e Madrid che cede lo 0,89%. Chiusura piatta per Parigi (+0,03%).