Non spegnerla, ma riconvertirla facendone una nuova Ruhr così che “il cielo sopra l’Ilva torni sempre più blu”. Beppe Grillo lancia dal suo blog un’idea per ‘ripensare’ Taranto e superare l’era del siderurgico, uno dei dossier più caldi che il neo-ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, dovrà trattare nelle prossime settimane e per il quale ha già ricevuto una richiesta di incontro urgente dai sindacati. “Nessuno ha mai pensato di chiuderla”, dice il garante del M5s in un videomessaggio. Piuttosto, suggerisce, si potrebbe provare a usare dei fondi europei ‘dimenticati’: “Ci sono circa 2,2 miliardi di euro che sono stati immessi in un fondo quando l’Europa si chiamava Ceca dalle imprese di carbone e acciaio proprio per i pensionamenti dei lavori usuranti e per le bonifiche”, è la premessa di Grillo.

“Dato che l’Ilva è la più grande centrale dell’acciaio d’Europa, potremmo cercare di accedere direttamente a questo fondo che attualmente è gestito dal Consiglio europeo – spiega – e messo, credo, all’ingrasso in qualche fondo tripla A tedesco, presumo”. E quindi continua: “Ho sempre sognato che questo bellissimo golfo di Taranto tornasse a essere una cosa meravigliosa con tecnologie di energie rinnovabili, con centro per le batterie”. L’esempio da seguire? Quello del bacino della Ruhr in Germania: oltre 4mila chilometri quadrati di superficie, oltre 6 milioni di abitanti, 142 miniere di carbone, 31 porti industriali fluviali e 1.400 km di autostrade e tangenziali tra Bonn, Colonia, Düsseldorf Leverkusen. Un’area – scrive Grillo – “finita di bonificare in dieci anni”, tra il 1990 e il 2000, che ancora oggi rappresenta “un esempio seguito da tutti gli architetti, i bio-architetti e gli ingegneri del mondo industrializzato”.

“Nel 1989 alcuni comuni si consorziarono per dar vita a un’importante operazione di risanamento del territorio – si legge nel post – Negli anni si è trasformata nella più colossale riconversione industriale del mondo. L’esempio più rilevante consiste nel Parco Paesistico di 320 kmq, distribuito lungo gli 800 kmq del territorio fluviale dell’Emscher. L’Emscher era in origine un fiume canalizzato e usato come fogna a cielo aperto per la zona industriale. Il costo totale è stato di 2,5 miliardi di euro“. In realtà, stando a un reportage di Avvenire, tra il 1991 e il 2016, per i 120 progetti di bonifica e riqualificazione sono stati messi in campo dal consorzio oltre 6 miliardi di euro, per il 60% coperto da fondi privati.

Tra le prime repliche all’idea proposta dal fondatore del Movimento Cinque Stelle c’è quella dell’ex ministro Carlo Calenda che negli ultimi anni ha curato la vendita dell’Ilva, in procinto di passare dall’amministrazione straordinaria al consorzio AmInvestco Italy, formato dal colosso ArcelorMittal, Banca Intesa e Gruppo Marcegaglia, che dovrà uscire dopo la pronuncia dell’Antitrust Ue. “Ho visto il video di Beppe Grillo dove da terrazza su mare stile grande Gatsby delirava su riconversione in parco giochi della prima acciaieria europea che da lavoro a 14.000 operai – scrive su Twitter – e mi sono venuti i brividi. Mai una buona notizia”.

In giornata, Di Maio aveva dato “un messaggio chiaro a tutti coloro che hanno queste preoccupazioni (sulla possibile chiusura dello stabilimento, ndr)”. Qualsiasi decisione, aveva assicurato, “sarà presa con responsabilità e attenzione, non davanti alle telecamere, non in un’intervista. Dobbiamo fare tutti i passaggi istituzionali. Nelle stesse ore, i sindacati metalmeccanici, hanno scritto una lettera unitaria al neo-ministro per chiedere “un incontro urgente” sulla vertenza. Nella lettera i sindacati ricordano la “fase delicata” in sui si trova la trattativa con la cordata acquirente “che dal primo luglio potrebbe prendere possesso degli stabilimenti senza aver raggiunto un’intesa sindacale”.

Da qui, l’urgenza di Cgil, Cisl e Uil affinché si fissi un faccia a faccia per illustrare “la nostra posizione e conoscere le azioni che il nuovo governo intende mettere in campo”. In mattinata, era intervenuto anche il segretario della Fim Liguria, Alessandro Vella, che riprendeva le parole del deputato pentastellato Lorenzo Fioramonti, la cui “posizione rispetto all’Ilva è nota da tempo”. “Già a maggio – spiega il rappresentante sindacale – ebbe a dire: ‘In questo momento ci muoviamo in una direzione chiara, cioè chiusura programmata e riconversione economica dell’Ilva’. Parole che ritroviamo rimaneggiate anche a pagina 13 del Contratto di governo, anche se con uno stile gattopardesco”.

La preoccupazione della parte sindacale è chiara: dal 1° luglio, AmInvestco può procedere autonomamente, perché l’accordo con i lavoratori – come svelato da IlFatto.it – non sarà più vincolante per l’acquisto degli stabilimenti siderurgici dell’Ilva. Teoricamente, quindi, l’azienda potrebbe procedere con la riassunzione dei 10mila operai che intende portare sotto il proprio cappello, scaricandone poco meno di 4mila che resterebbero in capo all’amministrazione straordinaria, occupandosi di bonifiche. Una decisione irricevibile per i rappresentanti dei lavoratori. Negli scorsi giorni la Fiom genovese, dove Ilva ha il secondo stabilimento italiano, era stata chiarissima: “Se vogliono entrare senza accordo, devono schierare l’esercito nelle strade”.