Per giudicare il governo bisogna aspettare i risultati e i provvedimenti, ma sulla composizione del governo e sulle trattative per comporlo si possono fare alcune riflessioni.

Patto con la Lega

Il patto con la Lega era chiaro già due mesi fa, chi scrive ha realizzato due servizi televisivi per Nemo, chiarendo che era l’ipotesi alla quale si lavorava e diversi esponenti del M5S evidenziavano quella come unica strada percorribile. Altri, commentatori di successo, bollavano ancora qualche settimana fa come irreale l’ipotesi e sprovveduti quelli che la raccontavano. Il guaio è quando si confondono i propri desideri con i fatti. Il punto di interesse, però, è un altro.

Sul patto con la Lega emergono contraddizioni che ad altri sarebbero state contestate e mosse continuamente. In questo caso, invece, tutto è scivolato come normale. L’obiezione ‘Ma era l’unica alternativa, il Pd si è sfilato’ è fragile.

Il dogma del M5S era chiaro: “Non si fanno accordi con la vecchia classe politica che ha rovinato il paese”. Bisogna ricordare quanto diceva il capo politico del M5S. “Non c’è nessun patto con la Lega” e dal salotto di Porta a Porta aggiungeva, nel giugno 2017: ““Voglio rispondere a chi ci definisce alleati della Lega: io sono del Sud, io sono di Napoli. Faccio parte di quella parte d’Italia a cui la Lega diceva ‘Vesuvio lavali col fuoco’. Sono solo speculazioni giornalistiche, non ho nessuna intenzione di far parte di un Movimento che si allea con la Lega Nord”. Nel 2009 dal blog di Beppe Grillo, Matteo Salvini veniva, giustamente, attaccato per i suoi cori contro i napoletani e il titolo era questo ‘Meridionali si nasce, razzisti si diventa’. E poi un meridionale, napoletano, è finito a fare il governo con il milanese ‘razzista’.

Savona ministro e la guerra inutile al Presidente

La politica è così, ma bisognava evitare di dire continuamente “mai al governo con altri partiti”, “mai al governo con chi ha distrutto l’Italia”. Ritornello che ora suona propagandistico e vuoto. Di certo se il contratto sarà rispettato del passato e anche della coerenza non si parlerà più in nome di un pragmatismo che offre risposte e soluzioni. Le premesse, però, impongono di valutare queste contraddizioni. L’altro aspetto rilevante è giudicare quanto è di cambiamento questo governo, frutto del compromesso-contratto tra M5S e Lega.

Luigi Di Maio, leader del M5S, ha addirittura minacciato la messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica per il nome di Paolo Savona al Ministero dell’Economia. Di Maio aveva descritto il gran rifiuto come “La notte più buia della democrazia italiana” prima di confessare le sue ansie nel luogo più alto della politica nostrana la poltrona di Barbara D’Urso, già più volte comodo scranno per il nemico giurato Matteo Renzi. E niente, passati due giorni, Di Maio ha riflettuto: niente stato di accusa e ritorno al Quirinale per ‘collaborare’ con il Presidente della Repubblica. La notte porta consiglio. Ma chi è Paolo Savona, oggi designato ministro di un dicastero senza portafoglio?

Professore e manager. E’ stato processato e prescritto, nel 2010, per il reato di aggiotaggio. Sul Fatto, Davide Milosa richiama un passaggio della sentenza del gip che, nel 2009, prosciolse Impregilo dall’aver avuto una responsabilità “negli illeciti commessidai suoi vertici”. “Il modo di operare di Romiti e Savona – si legge – è assolutamente censurabile (…) si è in presenza di un metodo di formazione della contabilità e delle informazioni esterne affidato alla pura e semplice convenienza di immagine”.

Non è successo niente, in fondo mica l’ha proposto il Pd. E guardando il profilo Paolo Savona si capisce bene che il professore è da sempre stato uomo dell’establishment, quello che i grillini volevano abbattere. Curriculum di assoluto livello, ma non proprio da M5S. Savona era presidente di Impregilo, la stessa che ha ‘egregiamente’ gestito il ciclo dei rifiuti in Campania, la stessa che doveva costruire il Ponte sullo Stretto di Messina. Su questa opera non bisogna dimenticare l’intercettazione, in un procedimento archiviato, tra Paolo Savona e Carlo Pelanda: “Marcello Dell’Utri mi ha detto che la gara per il Ponte sullo Stretto la vincerà Impregilo”.

Savona no? Allora Siri

Luigi Di Maio nella sua invettiva contro il Presidente della Repubblica, poi rientrata, ha anche aggiunto: “Avevamo proposto al posto di Savona, Siri e neanche andava bene”. E Alessandro Di Battista, prima di partire, ha aggiunto: “Proposti Siri e Bagnai. Se il Quirinale smentisce, mente”.

Siri? Hanno detto proprio Siri. E chi è Armando Siri, consigliere economico di Salvini? Sull’Espresso, in una inchiesta di Giovanni Tizian e Stefano Vergine, si legge di Siri: “Una condanna patteggiata per bancarotta fraudolenta e due società con sede legale in un paradiso fiscale”. Un’inchiesta di qualche mese fa. Il governo del cambiamento è servito e voleva mandare all’Economia Armando Siri e la sua pena patteggiata con buona pace del codice etico del M5S.

Poi c’è il presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte e le tasse che dimenticò di pagare prima dell’arrivo della cartella di Equitalia, poi saldata dal professore, nel 2011, che ha chiuso così i suoi conti con il fisco e cancellato l’ipoteca sulla casa. Tutto risolto. Il caso sollevato dall’Espresso non ha ancora meritato una spiegazione dal primo ministro giusto per capire la ragione di quelle dimenticanze. Al Ministero dell’Economia, alla fine, è arrivato Giovanni Tria, curriculum di tutto rispetto, molto vicino al deputato di Forza Italia Renato Brunetta. Il professore ha contribuito a scrivere il programma economico degli azzurri. Fu proprio Brunetta ministro a nominarlo presidente della scuola superiore della Pubblica amministrazione, nel 2009.

Al governo ‘trombati e dinosauri’. Parola di Toninelli

Come ministro della Pubblica amministrazione il governo del cambiamento propone Giulia Bongiorno. Avvocata, una professionista in prima linea, con la sua associazione, in difesa delle donne. Eppure c’è chi contro di lei si è espresso duramente. “La Lega poltronara ormai ha perso da anni la verginità, e continua a candidare riciclati della politica. La candidatura dell’ex avvocato di Giulio Andreotti, Giulia Bongiorno, infatti, è solo l’ultima perla di un chiaro percorso che vede Salvini candidare dinosauri della politica. Per noi, invece, non devono esistere i professionisti della poltrona”. Una professionista della poltrona, dinosauro della politica, riciclata. Niente male per una collega di governo. A pronunciare queste parole è stato Danilo Toninelli, lo scorso gennaio, ora ministro delle Infrastrutture e collega di Bongiorno nell’esecutivo del cambiamento o dei professionisti della poltrona citando Toninelli.

C’è sicuramente una buona notizia e riguarda il Ministero dell’Ambiente affidato al generale Sergio Costa, profondo conoscitore della Terra dei fuochi.

Ora i giallo-verdi potrebbero spazzare via le critiche e stupire tutti realizzando il programma e rispettando il contratto, ci si augura nelle parti che contribuiranno a migliorare il paese (e non in quelle da stato di polizia e contro diritti e migranti): reddito di cittadinanza, salario minimo, lotta a mafie e corruzione, riforma della Fornero e legge sul conflitto di interessi.

Ci riusciranno? L’inizio non promette niente di buono.