Se fosse nominato ministro l’81enne Paolo Savona dovrebbe probabilmente dimettersi da presidente e socio della londinese Euklid ltd. Gli altri soci di questa start up che investe con la valuta elettronica bitcoin sfruttando gli algoritmi sono giovanissimi come il 22enne Giovanni Contini. Eppure Savona che ha 60 anni di più mostra grande capacità di adattamento. Anche in politica. Ministro 25 anni fa con Carlo Azeglio Ciampi, presidente di società come Banca di Roma, AdR, Generale Immobiliare e Salini Impregilo e del famigerato Consorzio Venezia Nuova del Mose, prima però della fase degli scandali, Savona è il classico uomo per tutte le repubbliche. Pare che la sua posizione anti-euro inquieti il presidente Mattarella. A inquietare la base M5s potrebbe essere invece la biografia del professore indicato da Salvini e gradito al mondo berlusconiano.

L’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga lo inserì insieme ad altri manager destinati a luminosa carriera come Franco Bernabé, nel 1992 in una commissione che si occupava della ristrutturazione dei Servizi segreti. Anni dopo lo propose come Governatore della Banca d’Italia al posto di Antonio Fazio e presentò un’interrogazione parlamentare contro i magistrati di Monza che avevano osato intercettarlo e indagarlo. Vale la pena rileggere la richiesta di archiviazione di quel caso firmata dal procuratore Walter Mapelli il 2 aprile 2007. I pm avevano intercettato nel 2004 alcune telefonate tra Savona e il suo amico e co-autore di libri, Carlo Pelanda, nelle quali si parlava della gara per il Ponte sullo Stretto, poi vinta dal consorzio guidato da Impregilo, il cui presidente era Savona.

Dalle telefonate emergeva che i politici vicini a Berlusconi, in testa il ministro Pietro Lunardi e Marcello Dell’Utri, si sarebbero schierati con Impregilo ma il pm chiese e ottenne l’archiviazione perché “la manipolazione della gara (…) non ha trovato decisivi riscontri”. Le motivazioni però non sono un buon viatico per entrare nelle grazie del M5S. “Certamente – spiegavano i pm – le conversazioni intercettate tra gli indagati Paolo Savona e Carlo Pelanda sono inquietanti (…) perno di una possibile accusa è la conversazione in data primo giugno 2004, nella quale Pelanda riferisce a Savona di aver parlato con ‘il senatore mio amico’ (Dell’Utri, ndr) di un possibile accordo tra Impregilo e Vinci per costituirsi in consorzio nella gara per l’appalto del ponte, e di aver ricevuto una tranquillizzante risposta ‘non esiste che Astaldi possa vincere quel tipo di cosa, vince Impregilo’, tanto da spendere questa rassicurazione con Landau (Patrick Landau, un consulente dell’impresa franco-canadese Vinci, ndr) rappresentandogli che ‘Astaldi può fare tutti i consorzi che vuole però quella gara non la vince neanche morto e quindi è inutile che metta in piedi tutto sto casino’”.

Nelle telefonate Pelanda e Savona descrivono la gara più grande mai fatta in Italia come una competizione segnata dalla politica. I pm prosegono ricordando che in una telefonata l’11 giugno 2004 “Pelanda ribadisce che ‘sto facendo arrivare messaggi trasversali sul fatto che un consorzio dove non ci sia Impregilo non vincerà mai quella gara’ mentre Savona conferma ‘non vorrei millantare, ma questo è quello che ci dicono le Autorità’. Pelanda conclude affermando di non voler dare dettagli per telefono sul modo in cui si è mosso”. I pm ritengono che Savona e Pelanda non parlassero a vanvera tanto che “alla metà di giugno 2004, dopo queste telefonate” si registra “il cambio di schieramento dei francesi di Vinci”. I franco-canadesi fiutano chi comanda e si adeguano. Scrivono i pm “la defezione diviene comprensibile qualora si ritenga che nella decisione di Vinci, di cambiare schieramento, abbia giocato un ruolo la politica, si potrebbe definire, di lobbying di Impregilo sulle Autorità Italiane; e ciò anche perché la persona che tranquillizzò Pelanda, a detta di quest’ultimo, sulla sicura vittoria di Impregilo, e cioè il senatore Dell’Utri, era all’epoca politico sicuramente influente”.

Per i pm le parole di Savona e Pelanda sono “assolutamente non millantatorie (…) è utile ricordare che entrambi partecipano, per usare l’espressione di Pelanda, a un non meglio precisato sistema di relazioni, che ha portato Savona a ricevere la solidarietà del Presidente Consob Lamberto Cardia a fronte della presente indagine giudiziaria nonché a ricoprire (dopo aver assunto la qualità di imputato con la richiesta di rinvio a giudizio per falso in bilancio) – che però non fu accolta con conseguente proscioglimento, ndr – la carica di presidente del gruppo bancario Capitalia”. Il sistema di relazioni di Savona anche nella terza repubblica è ancora forte.