di Giuliano Checchi 

Io, qui e adesso, parlo da semplice cittadino ed elettore.
Non è mia intenzione attribuire colpe o responsabilità, né credo di essere nella condizione di farlo.

Ma come elettore, non posso che essere deluso e amareggiato.
Stavolta più che mai. Perché ai miei occhi, come credo a quelli della maggioranza degli elettori, la vera vittima di questa crisi istituzionale senza precedenti, è la rappresentanza popolare.

Ripeto, lungi da me giudicare l’operato dei nostri organi istituzionali. Ma da elettore, guardo la realtà oggettiva, e che cosa vedo?

Vedo che ad un governo, nato da un accordo programmatico, raggiunto faticosamente e con impegno, dalle due forze politiche, che alle ultime elezioni avevano conquistato la maggioranza dei voti, è stata negata la possibilità di mettersi all’opera, di mettersi alla prova.

Per la prima volta dopo anni, i cittadini erano davanti ad un governo che era espressione (per quanto non del tutto “diretta”) del loro voto. Questo governo è stato rifiutato.

Pur con il massimo rispetto e fiducia che si può accordare alle istituzioni che hanno decretato ciò, credo che, da oggi, la maggioranza degli italiani non si sentirà vicina ad esse. Tutt’altro. Come dargli torto? Del tutto inutile, fare paragoni e cercare discordanze e incongruenze con l’operato precedente della Presidenza della Repubblica, rapportato a quanto accaduto oggi.

Neanche due settimane fa, avevo avanzato la previsione che il tentativo di formare questo governo sarebbe stato tempo perso.
Ma non sono qui a dire che avevo azzeccato la previsione.
Perché mai avrei creduto che il fallimento sarebbe stato decretato da un organo imparziale, esterno e al di sopra di Lega e M5S. Mi sarei piuttosto aspettato che naufragasse prima di raggiungere l’accordo sul famoso contratto, o comunque prima di potersi presentare per l’incarico.

C’è naturalmente chi sostiene, che siamo davanti ad una manovra astuta e premeditata della Lega, mirata ad incrementare i voti e liberarsi di un “socio” scomodo. Trovo francamente ridicola la tesi, secondo cui Matteo Salvini avrebbe fatto saltar tutto per “paura” di governare; se così fosse, credo che abbia solo peggiorato la sua posizione, perché adesso il suo consenso è destinato a crescere, e molto.

In politica comunque, tutto può essere, si sa. Ma non è questo il punto. Il punto è che, nell’iniziare la 18° legislatura, nel dare un nuovo governo al paese, c’è la netta impressione, che TUTTO abbia pesato (l’Europa, Bruxelles, la Germania, la Francia, ecc..), fuorché la maggioranza dei voti espressi dai cittadini.

Questo mi preoccupa molto.
Si dice che gli italiani hanno la memoria corta, ma certe cose non le scordano.

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