Siamo proprio certi che non esistano più destra e sinistra? Che non abbia senso, come dichiarano i Cinquestelle, di attribuirsi un luogo da dove vedere il mondo, come governarlo, cosa fare e per chi?

Si accorgeranno presto che una alleanza, seppure sotto contratto, ha bisogno di un respiro, di una strategia, di quella che si chiama visione del mondo e delle cose.

Il mio stile di vita, la relazione che ho con gli altri, ciò che ritengo giusto salvare e ciò che ritengo ingiusto riassumono il senso della mia esistenza e anche della prospettiva che do ad essere.

Il più grande scempio dell’intelligenza è ritenere che essa possa tutto, anche coniugare gli opposti, ridurre a unità pensieri distanti, modi di essere capovolti e agganciare, in un unico provvedimento, l’uno e il suo contrario.

I Cinquestelle proveranno sulla loro pelle, e forse lo faranno provare anche a noi, che la furbizia, se troppo a lungo praticata, diviene devianza dell’intelligenza. E le scorciatoie, un governo purchessia con chiunque voglia, sono spesso cariche di insidie.

La Lega è un movimento profondamente di destra, sta dentro le viscere del popolo e di esso coglie, insieme alle virtù, ogni singolo vizio. È un tratto distintivo: l’uno contrapposto ai tanti, il perseguimento del proprio interesse (magari legittimo) ai doveri di solidarietà. E la paura che diviene però motore di ogni singola azione, che esclude e strattona, che ci obbliga a costruire sbarre o muri, a tenere in tasca la pistola, le telecamere accese, la mano pronta alla difesa.

Essere razzisti ci fa paura, divenirlo senza volerne assumere la responsabilità ci regala l’ultimo balsamo. Il non detto che ci rincuora, l’ipocrisia che ci rincorre e ci accomuna.

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