Giacomo Puccini, l’ultimo grande eroe della mirabile tradizione melodrammatica italiana, non finisce di stupirci: c’è l’annuncio ufficiale della scoperta di 40 composizioni inedite prima d’ora mai attribuite al celeberrimo compositore toscano. Annunciata dalla Fondazione Simonetta Puccini per Giacomo Puccini, la scoperta si deve a due studiosi, Virgilio Bernardoni, presidente dell’Edizione Nazionale delle Opere di Giacomo Puccini, e Gabriella Biagi Ravenni, presidente del Centro studi Puccini. I due, scartabellando e analizzando tra gli oltre tremila documenti presenti all’interno dell’Archivio della Villa Museo Puccini a Torre del Lago, hanno riportato alla luce pezzi di vario genere: brani per pianoforte, per un totale di quindici, altri per organo, esattamente dodici, e inoltre diversi studi di contrappunto. Un vero e proprio lavoro certosino, iniziato nel 2016, che giunge così a documentare più approfonditamente il periodo di apprendistato del giovane Puccini, anni nel corso dei quali il futuro autore di diverse fra le più belle opere di tutti i tempi prestava, per contribuire alle economie domestiche, servizio come organista nelle chiese della città natale, Lucca, e in particolare come organista titolare nella chiesa di San Girolamo a Lucca.

Un’attività musicale, quella di Giacomo Puccini, fin dai primordi alquanto decisa, ma a fronte della quale l’impegno scolastico tendeva decisamente a scarseggiare. È Julian Budden, sommo studioso pucciniano, a riportare, nel suo prezioso volume monografico titolato proprio Puccini (Carocci, 2005), una testimonianza dell’epoca riguardante le doti scolastiche del futuro autore di Turandot, La Bohème e Madama Butterfly: “(…) entra in classe solo per consumare i pantaloni sulla sedia; non presta la minima attenzione a nessun argomento, e continua a tamburellare sul suo banco come fosse un pianoforte”. Poco importa però, specie in considerazione dell’inestimabile patrimonio musicale che le future opere di quel ragazzo avrebbero lasciato in eredità ai posteri.

La nuova scoperta, che riguarda gli anni compresi tra il 1873 e il 1880, giunge in particolare a rendere ancora più cospicuo il repertorio organistico del compositore lucchese: già 49 erano infatti i manoscritti dedicati a questo strumento e rinvenuti negli ultimi anni, ai quali oggi vanno così ad aggiungersene altri 12 per un totale di 61 pezzi per organo. I contrappunti invece dovrebbero testimoniare i primi anni di studio milanesi, quelli durante i quali Puccini ebbe l’enorme fortuna di avere come insegnanti, in ordine di successione, compositori come Antonio Bazzini, autore del meraviglioso poema sinfonico Francesca da Rimini, e Amilcare Ponchielli, la cui fama è eternamente legata alla sua celebre Gioconda. Anni nei quali, oltre a studiare composizione, il giovane Giacomo farà amicizia tra i banchi di conservatorio con un altro grande fan, come lui, di Richard Wagner, un giovane irrefrenabile ed estremamente burrascoso che rispondeva al nome di Pietro Mascagni: una grande amicizia, quella fra i due, destinata, nonostante le più che note divergenze caratteriali, a durare nel tempo.