Tempi sempre più duri per il nostro Paese. Smascherata la sceneggiata renziana-gentiloniana della finta ripresa economica e occupazionale, ci ritroviamo con un Paese sempre più immerso nella palude della crisi economica, con debito e disoccupazione che continuano a galoppare a livelli elevati. Gli ultimi governi hanno erogato soldi a pioggia sulle imprese (specie quelle grandi) senza portare avanti nessuna riforma degna di questo nome ma limitandosi a bastonare il lavoro dipendente. Pierre Moscovici rimbrotta gli ultimi governi, sebbene costoro si siano sempre affrettati a seguire pedissequamente il verbo della Commissione europea. Sui tempi lunghi si prevede un forte declino demografico che solo in parte sarà compensato dall’immigrazione.

Il protervo Matteo Renzi insiste sul tema della riforma istituzionale. Evidentemente continua a non capire che ai difetti della linea politica non si può ovviare con ricette di ingegneria istituzionale per giunta sbagliate. D’altronde chiedere al Partito democratico di portare avanti un dialogo con i 5 stelle (che pure in astratto sarebbe la soluzione migliore) significa non capire che questo Pd è un malato terminale incapace di produrre alcunché di positivo per il Paese. A questo punto l’opzione migliore sarebbe per Renzi quella di seguire il consiglio di Iva Zanicchi candidandosi alla guida di Forza Italia. Ci arriverà, forse, una volta liquidato il Pd, operazione che è già in buona parte compiuta e prosegue imperterrita e a tappe forzate.

La soluzione a questo punto più probabile è che si vada a un’ammucchiata bipartisan con la scusa delle esortazioni di Sergio Mattarella al governo “istituzionale. Unico compito prevedibilmente possibile da assolvere: rispondere alle solite emergenze economiche europee continuando ad applicare, col pilota automatico, le misure antipopolari e antiambientali che tutti i governi degli ultimi trenta e più anni hanno già applicato, con le disastrose conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. Forza Italia veglierà a che non si tocchino in alcun modo corrotti, evasori fiscali e mafiosi. La Lega darà una coloritura xenofoba e razzista al tutto, magari in connubio con Marco Minniti. Tutti quanti saranno pronti a cogliere eventuali opportunità a partecipare a coalizioni militari che Donald Trump, Emmanuel Macron o la Theresa May decidessero nel frattempo di organizzare. E fra un anno al massimo nuove elezioni, con l’unico possibile cambiamento di un ulteriore rafforzamento della destra.

Speriamo che almeno i 5 stelle si tengano fuori dall’ammucchiata. La sinistra continua a latitare. C’è il rischio, pare, che anche LeU appoggi il governo istituzionale. Si verificano fenomeni positivi, come la vittoria di Amedeo Ciaccheri alle primarie del centrosinistra dell’Ottavo municipio di Roma, ma in modo ancora apparentemente slegato da una strategia complessiva. Potere al Popolo cresce e si consolida, ma in misura ancora insufficiente al bisogno (che è enorme) di dare un’autentica prospettiva di sinistra a questo Paese.

Eppure la necessità di una radicale alternativa è nelle cose. Anche a livello di sentimento popolare, come dimostrato fra l’altro dai molti consensi pervenuti ai 5 stelle alle elezioni del 4 marzo. Ma un’alternativa reale deve essere di sistema, affrontando i nodi fondamentali. Del lavoro, che va protetto e garantito, non umiliato. Dell’ambiente che va salvaguardato dato che rappresenta il bene comune principale. Della sicurezza, che deve essere anzitutto certezza del diritto e dei diritti, non repressione dei poveri e degli emarginati. Dell’Europa che così com’è fa solo danni. Delle relazioni internazionali che vanno rifondate alla base per sganciare l’Italia dalle tradizionali servitù atlantiche, oggi più che mai obsolete e dannose da ogni punto di vista. Delle donne, che vanno liberate dalla secolare oppressione del patriarcato, oggi ancora viva sotto mille forme. Delle migrazioni che vanno governate, non lasciate in preda alle mafie in modo da alimentare reazioni xenofobe.

L’elenco potrebbe continuare a lungo. Per molti aspetti andrebbero ribadite, nella sostanza e non solo a parole, la centralità e l’attualità del testo costituzionale. Ma l’Italia degli ultimi 40 anni circa si è involuta secondo linee del tutto divergenti da quelle indicate da tale testo. Quindi paradossalmente, per attuare la Costituzione ci vuole un’alternativa al sistema che ne è venuto fuori – bloccato e bloccante, corrotto e corruttore – che viola da molti punti di vista i principi fondamentali dell’eguaglianza, della solidarietà e della libertà (delle persone non delle imprese). Una rivoluzione per attuare la Costituzione quindi. Sembra una follia, ma l’attuale stato putrescente del sistema la rende non solo necessaria ma possibile.