Mentre l’Unione europea riporta il tasso di disoccupazione al livello del settembre 2008, prima che la crisi finanziaria travolgesse anche l’economia reale, quello italiano resta inchiodato da oltre due anni nei dintorni dell’11%. Quattro punti più della media dei 28: va peggio solo in Grecia e in Spagna. E il 6,8% registrato dall’Istat a fine 2008 resta un miraggio. Quanto alla disoccupazione giovanile, nonostante la discesa dello 0,9% registrata a marzo resta al 31,7%, più del doppio della media del Vecchio Continente (15,6%) e quasi dieci punti sopra il livello di dicembre 2008. Per il ministro del Lavoro Giuliano Poletti i dati di marzo “confermano il consolidamento positivo dell’assetto del mercato del lavoro italiano, in corso da diversi trimestri”, mentre l’ex sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi esulta perché “i nostri giovani stanno finalmente beneficiando delle politiche messe in atto dai governi #Pd”. Basta però un confronto con i Paesi partner per rendersi conto che quel “consolidamento” non basta per schiodare il Paese dagli ultimi posti della classifica Ue. Non solo: un’analisi della tipologia di contratti conferma che negli ultimi dieci anni il mercato è diventato sempre più precario. Rispetto a fine 2008 ci sono 750mila dipendenti a termine in più e 50mila stabili in meno.

Tasso di disoccupazione 4,3 punti sopra il livello del 2008… – La rilevazione diffusa mercoledì dall’Istat mostra che a marzo sono aumentati gli occupati under 34 e gli over 50, ma sono diminuiti quelli nella fascia di mezzo – quella compresa tra i 35 e i 49 anni – e le donne. Nel complesso, gli italiani con un lavoro sono saliti a 23,13 milioni, +62mila rispetto a febbraio e +190mila rispetto al marzo 2017. Si tratta del valore più alto dall’agosto 2008. Ma nel frattempo sono calati di oltre 1 milione gli inattivi, cioè quelli che un posto non lo cercano più perché scoraggiati. Così, il tasso di disoccupazione dal febbraio 2012 non è mai sceso sotto la doppia cifra. Dal settembre 2015 oscilla intorno all’11,5%. Nell’ultima parte del 2017 è sceso all’11% e da qualche mese resta inchiodato su quel livello. A fine 2008 era al 6,7%.

…mentre la Ue è tornata ai valori pre-crisi – Nel frattempo il resto d’Europa, complice l’ombrello della Bce e la stabilità dei mercati finanziari, ha recuperato terreno tornando ai livelli pre-crisi: a marzo, ha fatto sapere l’Eurostat, la disoccupazione nella zona euro si è attestata all’8,5%, il tasso più basso da dicembre 2008, e quella della Ue a 28 è al 7,1%, il minimo da settembre 2008. Per capirci: in Germania il tasso è al 3,4%, in Francia all’8,8%, in Svezia al 6,2%, in Portogallo al 7,4. La disoccupazione più alta, annota l’istituto statistico europeo, si registra in Grecia (20,6% a gennaio 2018), Spagna (16,1%) e a seguire Italia.

L’Italia è inoltre l’unico Paese Ue dove a marzo la disoccupazione femminile è aumentata di 0,5% toccando il 12,5% contro l’8,9% medio della zona euro. Solo la Lituania ha fatto registrare un altro aumento, ma di appena lo 0,1%. L’occupazione femminile del resto rimane al 49,1% contro una media Ue superiore al 72 per cento.

Stabili i dipendenti a tempo indeterminato, aumentano quelli a termine e gli autonomi – Quanto alla tipologia dei posti di lavoro, la fotografia del mese di marzo conferma che il mercato è diventato più precario. Se gli occupati nel complesso sono aumentati, i dipendenti stabili oggi sono 14,93 milioni contro i 14,98 milioni di fine 2008. Nel frattempo quelli a termine – platea che comprende gli iper-precari con contratti da pochi giorni – sono saliti da 2,1 a 2,9 milioni mentre sono calati da 5,7 a 5,2 milioni gli indipendenti.

La tendenza è confermata dall’andamento registrato dall’Istat negli ultimi 12 mesi: su base annua gli occupati sono aumentati di 190mila unità grazie esclusivamente ai lavoratori a termine (+323mila), mentre anno su anno sono calati i permanenti (-51mila) e gli indipendenti (-81mila). Crescono soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+391mila) e, in misura minore, i 15-34enni (+46mila) mentre calano i 35-49enni (-246mila). Nell’arco di un anno diminuiscono sia i disoccupati (-118mila) sia gli inattivi (-150mila).