Alessandro Profumo e Fabrizio Viola andranno a processo per i derivati del Monte dei Paschi di Siena. Gli ex vertici di Mps assieme allo stesso istituto di credito e a Paolo Salvadori, ex presidente del collegio sindacale dell’istituto, sono stati rinviati a giudizio dal gup di Milano Alessandra Del Corvo. Il processo inizierà il 17 luglio. Respinta, quindi, la richiesta di proscioglimento della Procura. Le accuse sono di aggiotaggio (caduto per Salvadori) e falso in bilancio nel filone sulla contabilizzazione dei derivati Santorini e Alexandria, operazioni finanziarie strutturate, la prima con Deutsche Bank e la seconda con Nomura.

Il pm Stefano Civardi nelle scorse udienze aveva chiesto il proscioglimento in sede di udienza preliminare dei tre imputati per i quali la stessa Procura in fase di indagini aveva chiesto già l’archiviazione prima che il gip Livio Cristofano, nell’aprile 2017, disponesse l’imputazione coatta. Il pm Civardi in aula aveva ribadito che è vero che i derivati avrebbero dovuto essere contabilizzati “a saldi chiusi” e non “a saldi aperti”, come è stato fatto, ma gli ex manager hanno fornito negli allegati ai bilanci tutte le indicazioni su quali sarebbero stati gli effetti della contabilizzazione “a saldi chiusi”, senza intenzione di ingannare il mercato.

Il filone d’indagine era stato trasmesso per competenza da Siena a Milano, sede della Borsa. Al procedimento si sono costituiti parte civile circa 200 azionisti rappresentati da numerosi legali, tra cui l’avvocato Matteo Picotti. I pm avevano sostenuto che Viola e Profumo, visto il restatement del bilancio di Mps da loro effettuato e la scoperta dei vari trucchi che sarebbero stati adottati da coloro che li avevano preceduti per nascondere i buchi, avrebbero agito senza alcuna intenzione di falsificare i conti (per gli esercizi compresi tra il 2011 e il 2014) né di occultare le perdite.

Per i magistrati, quindi, gli ex manager, che avevano ereditato la gestione della banca dopo quella di Giuseppe Mussari e degli altri vertici (che sono a processo a Milano), non solo avevano reso consapevole il mercato dei problemi sui bilanci ma si erano anche attenuti alle disposizioni di Consob e Banca d’Italia. Diversa la lettura del gip dell’imputazione coatta (agli atti anche una nuova consulenza disposta dalla Procura generale) che ravvisò nelle condotte dei manager presunti profili ingannevoli nei confronti del mercato perché quella contabilizzazione non aveva dissipato le ambiguità sui derivati.

“Sono sorpreso ma confermo con determinazione di essere sereno per le scelte fatte in Mps”, avrebbe commentato Profumo oggi amministratore delegato della ex Finmeccanica, Leonardo. “Dimostreremo di aver sempre operato correttamente nell’interesse dell’istituto e dei suoi azionisti, peraltro in stretta collaborazione con Banca d’Italia e Consob, e riconfermo la mia totale fiducia nella magistratura”.