Il gioco della pentolaccia trasformato in una specie di rievocazione di piazzale Loreto. Con i bambini armati di bastone e il fantoccio con la testa che raffigurava Mussolini a testa in giù. E’ un’iniziativa ideata a Macerata dal Collettivo Antifà che ha provocato in queste ore l’indignazione del sindaco Romano Carancini oltre che di diversi esponenti del centrodestra. “Spacca la testa al pupazzo raffigurante Mussolini appeso a testa in giù e vinci le caramelle” era l’invito ai bambini che hanno partecipato al gioco in piazza Battisti, nella città marchigiana, nella giornata della Festa della Liberazione. Dopo un po’ il fantoccio del Duce è stato sostituito da un altro, questa volta con una maglia nera e una croce celtica sul petto. A Macerata, come si ricorderà, Luca Traini, simpatizzante neofascista, aveva sparato a caso su alcuni neri per le vie di Macerata per vendicare l’omicidio della 18enne Pamela Mastropietro.

“Una messa in scena ignobile e indegna che l’Amministrazione condanna fermamente” dice il sindaco Carancini, secondo il quale l’iniziativa del collettivo “è una provocazione inaccettabile per la nostra comunità che tradisce il vero senso della Festa del 25 aprile, infanga il significato stesso dell’antifascismo e fa male alla città”. L’amministrazione, aggiunge Carancini, “si riserva ogni azione”. Quello di Macerata, aggiunge il senatore di Forza Italia Andrea Cangini “è un modo per istigare alla violenza politica e impedire la ricomposizione di una frattura nazionale frettolosamente rimossa”. Alessandra Mussolini si è limitata a twittare: “Domani sarò a Macerata”.

Il collettivo Antifà non si pente affatto: “Piazzale Loreto – si legge in un lungo post su facebook – è una pagina oscura della storia italiana, è vero. Ma non nel senso in cui oggi la si ricorda, con rappresentazioni traballanti e incorniciate di timori e relativismi. Piazzale Loreto è un rimosso, è il rimosso storico di un Paese che ha dimenticato che la liberazione non è stata calata dall’alto e che non ha risparmiato sangue, sofferenze e dolore”.

Per il collettivo “la sconfitta del nazifascismo ci dà il diritto di celebrare la vittoria, di seppellire l’odio con una risata, anche se amara. Perché dal nazifascismo non ci si libera né con le vane speranze, né con le parole o il dialogo. Perché il fascismo non è un’opinione. Come disse Pertini: il fascismo è la negazione delle opinioni. Il fascismo è violenza e oppressione fondate su violenza e oppressione”. Antifa Macerata punta il dito tra l’altro contro “l’ipocrisia colpevole che volevamo svelare”, l’indifferenza di fronte alla “violenza reale perpetrata a popolazioni reali, con morti e feriti reali, in Siria e in Rojava, nel mare Mediterraneo“.

Vale la pena di ricordare che proprio Sandro Pertini parlò di piazzale Loreto: “Quando mi dissero che il cadavere di Mussolini era stato portato a piazzale Loreto, corsi con mia moglie e Filippo Carpi – raccontò in un’intervista – I corpi non erano appesi. Stavano per terra e la folla ci sputava sopra, urlando. Mi feci riconoscere e mi arrabbiai: ‘Tenete indietro la folla!’. Poi andai al Cln e dissi che era una cosa indegna: giustizia era stata fatta, dunque non si doveva fare scempio dei cadaveri. Mi dettero tutti ragione: Salvadori, Marazza, Arpesani, Sereni, Longo, Valiani, tutti. E si precipitarono a piazzale Loreto, con me, per porre fine allo scempio. Ma i corpi, nel frattempo, erano già stati appesi al distributore della benzina. Così ordinai che fossero rimossi e portati alla morgue. Io, il nemico, lo combatto quando è vivo e non quando è morto. Lo combatto quando è in piedi e non quando giace per terra“.