Frena il mercato europeo dell’auto: a marzo le immatricolazioni nell’Europa a 28 più Paesi Efta sono state 1.836.960, in calo del 5,2% rispetto allo stesso mese del 2017. Nel trimestre il computo ammonta a 4.282.134 auto, + 0,6% dell’anno scorso: merito del +10,5% della Spagna, del +4% della Germania e del +2,9% della Francia, che hanno fatto da contraltare al calo registrato in Italia (-1,5%) e in UK (-12,4%).

Nel primo trimestre il gruppo FCA ha venduto oltre 290 mila auto, il 4,3% in meno dell’analogo periodo del 2017: flettono Fiat (-9,6%), Lancia (-36%) e Maserati, tiene bene Alfa Romeo (+15,6%) e va a gonfie vele Jeep (+53%). Bene gruppo Volkswagen (+5%), in flessione gruppo BMW (-1,5%) e sostanzialmente stabile Daimler. Guadagnano i marchi storici di PSA in crescita – Peugeot (+9,4%) e Citroen (+3,6%) – col gruppo forte dell’acquisizione Opel che, da sola, nel primo trimestre ha registrato 250 mila immatricolazioni. Renault si difende con un +2,8%. Male Ford, che perde il 15,5% ma ha tutto il tempo di rifarsi grazie all’arrivo della nuova Focus, mentre guadagna leggermente gruppo Toyota (+0,7%).

“In Italia circa il 48% delle vendite fa ruotare vetture con meno di tre anni di anzianità, quelle destinate ai canali società e noleggio: è come se vendessimo le auto sempre alle stesse persone”, spiega Romano Valente, direttore generale dell’Unrae (l’associazione delle case automobilistiche estere). “Il restante 52% va in sostituzione di vetture più vecchie comunque con una velocità di smaltimento del parco ante Euro 3 (oltre i 17 anni) troppo lenta. Pertanto ci attendiamo che il nuovo esecutivo ascolti le voci della filiera per intraprendere un percorso virtuoso che, attraverso lo smaltimento del parco anziano, consenta di immettere sul mercato vetture tecnologicamente avanzate e accelerare il raggiungimento degli obiettivi previsti dall’Europa”.

Tuttavia, c’è chi imputa il calo del mercato europeo alla campagna contro il diesel messa in atto da molte amministrazioni del vecchio continente. Secondo Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, “pesa il fatto che in molti paesi le giornate lavorate nel mese sono state una o due in meno rispetto a marzo 2017”, ma “la demonizzazione del diesel potrebbe cominciare a indurre i moltissimi automobilisti che posseggono un diesel pronto per la sostituzione a rinviare l’acquisto della nuova auto. Se questa ipotesi trovasse conferma dovremmo rivedere tutte le previsioni sulle immatricolazioni in Europa per il 2018”.

Una tesi avvalorata anche da alcuni dati, come quello proveniente dal mercato tedesco (il più grande d’Europa), dove nel primo trimestre le immatricolazioni di auto diesel sono diminuite del 21% a vantaggio soprattutto delle versioni a benzina. Un fenomeno che però, al momento, non sembra interessare l’Italia. Quagliano appare comunque poco preoccupato per la frenata italiana: “Dopo la crescita impetuosa del triennio 2015-2016-2017, una pausa è del tutto fisiologica”.