Una scossa di terremoto di magnitudo 3.4 è stata registrata alle 2.00 con epicentro a 2 chilometri da Pieve Torina, in provincia di Macerata dopo quella di ieri. Si tratta della più forte di quattro scosse (considerando solo quelle pari o superiori a magnitudo 2) rilevate dalla mezzanotte nella zona, tra cui un’altra di magnitudo 2.9 all’1.52. Non si segnalano al momento ulteriori danni. Torna, se mai se ne fosse andato, l’incubo terremoto nel Centro Italia e in particolare nel Maceratese. La popolazione è snervata da uno sciame sismico che sembra infinito. Dopo la scossa di ieri, quella più pesante, il sindaco di Pieve Torina Alessandro Gentilucci ha sottolineato soprattutto i danni allo “spirito” di chi iniziava faticosamente a proiettarsi verso la ricostruzione dopo essere tornato in paese in Sae, le Soluzioni abitative d’emergenza, o in autonoma sistemazione, e si ritrova a ricominciare. A Muccia lo stato d’animo non era sembrato diverso. “Paura e insicurezza” – lamenta il sindaco Mario Baroni – per lo stillicidio contino, che ci sta snervando e che non si ferma”. “Questo nuovo episodio è la dimostrazione che l’emergenza non è finita e questo impone di dedicare al territorio la massima attenzione”: ha detto ieri il presidente della Regione Luca Ceriscioli.

Per quanto traumatico, però, i nuovi episodi riaccendono l’attenzione sul Centro Italia sta vivendo dal 24 agosto 2016. Due anni in cui c’è stata attenzione da parte delle massime istituzioni: il presidente Mattarella e il premier Gentiloni sono stati in visita più volte nelle Marche, nel Lazio, in Umbria e in Abruzzo. Ma nonostante tutto la ricostruzione stenta a partire, per colpa di un impianto normativo macchinoso e della vastità dei territori colpiti. Tanto che qualche giorno fa una decina di sindaci del Maceratese ha scritto ai parlamentari, neo eletti o riconfermati, delle Marche per sollecitare modifiche normative alla ‘selva di ordinanze commissariali e alle leggi già varate sul terremoto”. In primis chiedono una riperimetrazione del cratere sismico che comprende 138 Comuni. Troppo ampio, hanno argomentato, e senza distinzioni tra i Comuni devastati e quelli che hanno subito danni più contenuti o lievi. Un quadro che “ha rallentato tutto”, insiste il sindaco di Castelsantangelo sul Nera Mauro Falcucci, dalla messa in sicurezza, al recupero delle macerie, all’avvio della ricostruzione leggera e pesante, fino alle misure per la ripartenza delle attività economiche”.