Oltre 3,5 milioni di mail carpite e 6mila persone spiate. La Procura di Roma ha sollecitato una condanna a 9 e a 7 anni di reclusione per l’ingegnere Giulio Occhionero e la sorella Francesca Maria. La loro attività di cyberspionaggio portata avanti dal 2001 “ha puntato a carpire dati sensibili di istituzioni, partiti politici e industrie”, ha spiegato il pm Eugenio Albamonte nel corso della requisitoria davanti al giudice monocratico del Tribunale di Roma. Le accuse contestate ai due fratelli sono accesso abusivo a sistema informatico e intercettazione illecita di comunicazione informatica.

Ad inizio udienza la difesa degli imputati ha ribadito la richiesta al pm di astenersi dal processo, alla luce dell’indagine avviata a Perugia dopo un esposto presentato dagli Occhionero su presunti illeciti compiuti dagli inquirenti nel corso dell’attività di indagine. La sollecitazione è stata però respinta dal Procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, che ha riconfermato Albamonte come rappresentante dell’accusa in giudizio, come già aveva fatto lo scorso settembre.

Il pm ha spiegato che gli Occhionero hanno creato negli anni “una vera e propria rete telematica che puntava ad infettare circa 18mila pc in modo da carpire dati sensibili all’insaputa del proprietario del computer”. In totale, secondo l’accusa, sono 1935 i personal computer dei quali Occhionero aveva anche le password, e quindi il pieno controllo. Tra i pc presi di mira anche quelli della Camera e del Senato, del ministero degli Esteri e della Giustizia, del Pd oltre che di Finmeccanica e Bankitalia. Per i pm, i fratelli avrebbero tentato di violare anche le mail dell’ex presidente del consiglio Matteo Renzi, del presidente della Bce Mario Draghi e dell’ex premier Mario Monti.

In sostanza, secondo l’accusa, all’ingegnere nucleare Giulio Occhionero spetta la “responsabilità di avere concepito, pianificato e alimentato dal 2001 un sistema per l’acquisizione” di un numero enorme di dati. Per gli inquirenti sono oltre tre milioni e mezzo le mail carpite e seimila le persone spiate. L’ingegnere Occhionero avrebbe cioè creato una rete ‘botnet’ con la quale, grazie all’utilizzo di un virus che entrava nei computer da colpire attraverso un messaggio email, è riuscito ad immagazzinare su alcuni server negli Stati Uniti dati, password e messaggi.

L’inchiesta sugli episodi di hackeraggio compiuti dagli Occhionero non ha mai completamente chiarito, con quali fini i due fratelli carpissero dati: venne ipotizzato che volessero fornire informazioni su appalti, o investire in borsa, o forse accumulare una serie di dati sensibili legati alla sfera personale di personalità che un giorno avrebbero utilizzato in altro modo. Le indagini degli investigatori del Cnaipic, il Centro nazionale anticrimine informatico della Polizia postale, hanno accertato che i due gestivano una rete di computer, infettati con un malware chiamato ‘Eyepyramid’. L’inchiesta è partita dalla segnalazione al Cnaipic dell’invio di una mail, arrivata all’Enav, che conteneva il virus in questione, il cui codice di acquisto rimandava a Giulio Occhionero.