Nel nostro organismo c’è una sorta di semaforo rosso, un segnale di stop contro il tumore cerebrale più diffuso nell’infanzia, il medulloblastoma. Riguarda uno dei linguaggi chimici che usano i neuroni per comunicare, la cui alterazione può portare allo sviluppo del tumore. La ricerca, pubblicata su Nature Communications, parla italiano. È stata, infatti, realizzata da Lucia Di Marcotullio, del dipartimento di medicina molecolare della Sapienza Università di Roma in collaborazione con Paola Infante, dell’Istituto italiano di tecnologia (Iit). I ricercatori italiani hanno scoperto alcune mutazioni di proteine segnale che, inibendo la crescita e migrazione delle cellule nervose, possono portare allo sviluppo del tumore infantile. Secondo gli autori, lo studio rappresenta “uno snodo cruciale per lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche”.

Le terapie utilizzate finora contro il medulloblastoma, a partire dalla tradizionale chirurgia associata a radioterapia e chemioterapia, nonostante offrano buone probabilità di guarigione, non sono prive di effetti collaterali gravi come disturbi cognitivi permanenti. Gli studiosi italiani hanno adesso scoperto che la modifica di una proteina che sopprime i tumori, un oncosoppressore chiamato SuFu, favorisce l’associazione con un’altra molecola chiave della biologia dei tumori, la proteina Gli3. Questo processo fa sì che Gli3 agisca da semaforo rosso per la crescita del tumore, potenziando la sua capacità di reprimere la crescita cellulare. Senza il legame tra queste due proteine, infatti, è come se il tumore trovasse semaforo verde per poter proliferare in maniera incontrollata.

“Questa via di segnalazione – spiega Di Marcotullio – sta ricevendo molta attenzione in campo oncologico, perché in condizioni non controllate è responsabile della comparsa di una vasta gamma di tumori. Si pone quindi – aggiunge la studiosa – come importante bersaglio nelle terapie anticancro più efficaci e con minore tossicità. I risultati ottenuti ci incoraggiano a portare avanti lo studio delle basi molecolari del medulloblastoma. Da un lato – conclude Di Marcotullio -, per svelare la complessa e ancora oscura biologia dei tumori e, dall’altro, per sviluppare nuove strategie terapeutiche sempre più mirate e personalizzate contro questo tumore infantile”.

Lo studio su Nature