Come in molte famiglie borghesi, viene da noi per quattro ore alla settimana Carmela – il nome è di fantasia – una signora delle pulizie. Al contrario di molte altre, lei è una donna italiana, sui 55 anni, che viene dal Sud e si è stabilita fuori Roma da diversi anni.

Possiamo dire che è una donna proletaria, perché – lei sì – ha una famiglia ampia con tanti figli e nipoti. È senza dubbio una persona con un’istruzione limitata, non le ho mai chiesto quando si è fermata con gli studi, ma possiamo presupporre la quinta elementare. È donna di popolo e ha in sé alcune caratteristiche positive che alcune donne di popolo (non tutte: la retorica del popolo buono non abita queste colonne) hanno in tempo di pace: è moderatamente altruista, le piace discutere e fare piccoli pettegolezzi relativamente innocui, si interessa dei problemi e dei successi altrui.

Ieri mi raccontava di essere caduta in una buca per una strada di Roma e, per ridere, mio padre le ha chiesto se avesse votato anche lei per M5S. Carmela si è accesa: ha insultato Virginia Raggi e la sua amministrazione, che vive assai male sulla sua pelle di romana che si sposta tutti i giorni con i bus dell’Atac e schivando le buche della città, e ci ha detto di non aver votato per non aver fatto in tempo. Poi ha aggiunto: “Se avessi votato, avrei scelto Matteo Salvini”. Le ho chiesto perché, dal momento che sapevo avesse vissuto dieci anni in Germania da migrante e lavoratrice umile, e lei mi ha risposto: “Perché ha promesso che vuole espellere i migranti che commettono crimini”.

Le ho spiegato: “Ma nessun partito è contrario a espellere o rinchiudere in galera i migranti che commettono crimini, solo che il centrodestra ha promesso di espellerne 600mila, che oltre a essere un numero altissimo e irrealizzabile, implicherebbe l’espulsione di gente onesta e lavoratrice per bene, come te”. Carmela però era convinta del suo voto, quindi non ho insistito molto. Ha poi aggiunto che lei non crede nel razzismo e pensa che siamo tutti “creati uguali” con uguali diritti. E però vota Salvini, che è appunto l’alfiere della teoria opposta, del “non abbiamo tutti gli stessi diritti di vivere qui in Italia.”

Cosa si impara da tutto questo? Che in comunicazione politica vincono sempre i messaggi semplici e ripetuti all’infinito. Salvini si è caratterizzato per un messaggio: espellere i migranti e abbassare le tasse. Di Maio pure per un messaggio: reddito di cittadinanza a tutti.

Renzi e il Pd il proprio unico messaggio non lo hanno stabilito e sono stati percepiti da molti come quelli che “hanno ridotto l’Italia a come è”. Pazienza se “come è” significa un paese fra i più ricchi del mondo, in ripresa e uscita dalla più grande crisi di sempre, con tanti posti di lavoro in più, con maggiori consumi, con maggiore fiducia nel domani, con molta meno evasione fiscale, meta di tanti migranti che scappano da paesi ben più poveri, e che vengono qui a creare quella ricchezza che noi italiani senza figli non possiamo più creare da soli. Il maggiore benessere dell’Italia raggiunto in questi cinque anni alla signora Carmela non interessa, perché non si vede al netto delle 621 auto ogni mille abitanti, valore medio 9470 euro ad auto.

Si vedono però i tanti migranti in più rispetto a trent’anni fa – questo sì – che nessun governo di destra avrebbe potuto evitare a meno di sparare sui barconi nel canale di Sicilia. E se c’è un politico che promette di espellerli, anche i non razzisti come Carmela finiscono per votarlo, perché il messaggio è chiaro e comprensibile per tutti. Poi è anche un messaggio sbagliato in quanto contrario ai diritti umani di base, ma questo è un dettaglio che a molte persone semplici non interessa affatto. Non almeno finché non tocca le loro famiglie, magari tramite una guerra, come fu negli anni 30 e 40.