Benvenuti a Ten Talking Points, la rubrica più geniale nella storia dell’umanità dopo la posta del cuore di Mario Lavia su Democratica.

1. Sabato si è avuta piena contezza di quel che già vi avevo detto ad agosto: Juve campione d’Italia, Napoli bello ma secondo, Inter con agio in Champions League, Milan fuori dalle prime quattro. Io non sbaglio mai, e se sbaglio è per il vostro bene. Federer, referendum 4 dicembre, Inter campione del mondo, Renzi re dei 3000 siepi: attraverso i miei sporadici errori, mi sacrifico per voi. E vi regalo un futuro migliore.

2. Chi crede alla fortuna può sostenere che sabato è dipeso tutto da due traverse, quelle di Milik e Calhanoglu: se quei tiri fossero entrati, forse il Napoli sarebbe a pari merito o addirittura davanti alla Juve. Visione lecita, ma temo un po’ miope. Io, sabato, ho visto una squadra condannata a vincere e un’altra condannata a essere bella. La prima, cioè la Juve, in Italia sa solo vincere: per forza, per tigna o anche solo per inerzia. La seconda, cioè il Napoli, se non è bella non vince mai. E serve a poco, anzi nulla, prendersela con la sosta della Nazionale o col Sassuolo (bestia nera) che contro il Che Gue Sarri si impegna “troppo”.

3. Insigne è fortissimo e quando stoppa la palla ha la grazia di Ry Cooder nella colonna sonora di “Paris, Texas”, ma ultimamente sotto porta ha la lucidità di Gasparri ad Agorà.

3 bis. O, se preferite, la lucidità di Gasparri. E basta.

4. L’ho detto e lo ripeto: la Juve se la gioca alla pari col Real Madrid. Ha già vinto il campionato, ha già vinto la Coppa Italia. E se scollina il Real Madrid (ha il 50 o 51%), il triplete è possibile. Come lo era un anno fa a Cardiff.

4 bis. Invece la Roma, col Barcellona, temo non abbia chance. Spero di sbagliare. Nel frattempo Di Francesco, al di là di una certa stanchezza di alcuni giocatori, si gode la qualificazione alla Champions League: l’Inter può togliergli il terzo posto, ma tanto quest’anno anche la quarta ci va senza passare dai preliminari. Quindi chi se ne frega.

5. Se Gattuso meritava ogni lode per quel che sta facendo quest’anno, dopo sabato ne merita ancora di più. Squadra grintosa, convinta dei propri mezzi, che ha giocato alla pari con una squadra molto più forte di lei. Persona seria, onesta, divertente. Genuina. Preparata. Sei un grande, Gennaro. Fiero di te.

5 bis. Sabato sera ero così certo della vittoria della Juve che, invece di guardare il secondo tempo, ho visto in contemporanea Siviglia-Barcellona su Fox. Il Siviglia di Montella era avanti 2-0, contro un Barça imbattuto, e ha avuto almeno cinque occasioni colossali per chiuderla. Ma ha preferito farsi le pippe a mulinello e il Barça, come una sentenza, lo ha ripreso con due gol in sessanta secondi. Montella è bravo, ma è come quegli amanti che tengono così tanto ai preliminari che alla fine si dimenticano di scopare.

6. Dopo la doppietta al Verona e il gol decisivo nel derby di mercoledì, Sampaoli è un pazzo se non porta Icardi ai Mondiali.

7. La Lazio ha un’adorabile indole involontaria all’anarchia. Poteva vincere facile col Benevento, ma ha preferito complicarsi la vita per poi godere di più alla fine. Se la Lazio fosse un chitarrista, sarebbe Yngwe J. Malmsteen che quando suona Mozart la prende lunga, ma così lunga, che alla fine non capisci minimamente cosa diavolo stia suonando. (Però suona bene).

8. La Fiorentina non si ferma più. L’Atalanta tiene il passo. La Sampdoria vive una gogna indicibile. Var a casaccio in Genoa-Spal. Il secondo tempo del Cagliari col Torino mi ha ricordato per efficacia la campagna elettorale del Pd.

9. Se siete tristi, provate a immaginare Nardella che canta con le braghe corte Thunderstruck degli Ac/Dc. Vi passerà subito.

10. Se fossi Mattarella, darei l’incarico a Francesco Cassata. Gioca nel Sassuolo. Iachini gli ha chiesto di entrare alla fine per fare un po’ di casino col Napoli. Lui l’ha preso un po’ troppo alla lettera e ha cominciato a randellare chiunque come un fabbro ferraio. A un certo punto sembrava l’Indio in Per qualche dollaro in più. Se esibisse anche soli un decimo di quella foga con la Merkel o Junker, l’Italia tiranneggerebbe in Europa fischiettando.