Un colpo fortissimo allo stomaco il lungo monologo di Roberto Saviano questa sera a Che Tempo che Fa su Rai 1, un colpo fortissimo e necessario. Corredato di immagini strazianti – per questo mandato in onda con numerosi avvertimenti dopo le 22.30 – l’accorato appello di Saviano è sulla guerra che in Siria sta letteralmente massacrando una popolazione composta per lo più di bambini. Fabio Fazio annuncia questo intervento affermando di essersi interrogato molto se fosse il caso di mostrare immagini così crude e di aver deciso che fosse giusto e necessario: “Noi della Siria abbiamo un’idea vaga, noi vediamo tutto nel mondo di oggi, tranne quello che non vogliamo vedere e sentire. Questo è quello che accade a soli due ore di aereo da Roma”.

“In Siria da sette anni, da quando è iniziata la guerra civile, si vive così – ha iniziato lo scrittore napoletano davanti alle immagini di devastazione di Ghouta  – I bambini sono sempre le vittime, le prime vittime in ogni guerra. Ma in questo caso l’assedio che sta portando Assad a Ghouta nelle periferie di Damasco, in questo caso colpisce soprattutto i bambini”. Prima chiamata la “Terra dei Bambini” ora Ghouta è diventata un inferno per i bambini “La parola Ghouta in siriano significa oasi ed è la terra fertile intorno a  Damasco, il granaio della capitale che serviva prodotti agricoli.  Ghouta è la terra dei bambini, sapete perché? Perché dei circa 400mila abitanti da cui è abitata, circa la metà sono bambini. Assad sta assediando quest’area dal 2013 da 5 anni: è l’assedio militare più lungo della storia moderna, ancora più lungo di Sarajevo. La tattica è sempre la stessa prima accerchia tutta la zona, la isola la affama e poi la bombarda. Da oltre un mese l’aviazione di Assad sostenuta da quella russa sta bombardando a tappeto, e chi cade prima di tutti? Cadono i bambini”. Si parla delle bombe chimiche – proibite da cento anni – che ogni giorno vengono sganciate su questi territori, si mostrano gli effetti che queste bombe hanno sui bambini, sui civili. Si mostrano bimbi uccisi, nascosti come topi in rifugi, affamati, assetati. Si spiegano le forze in gioco, le tattiche, i risultati di una guerra che sembra lasciare l’Occidente indifferente. Un servizio dolorosissimo e pur necessario. Migliaia i messaggi di ringraziamento sul web che ha subito iniziato a seguire il profilo Instagram – indicato da Saviano – di Muhammad Najem, un ragazzo di soli 14 anni siriano che tutti i giorni con i suoi video e le sue foto racconta quello che sta accadendo in quei luoghi a soli due ore di volo da Roma, dove i reporter internazionali faticano ad arrivare.