Lui si chiama Marco Omizzolo, sociologo, giornalista, responsabile scientifico della associazione In Migrazione. Da anni studia, scrive e denuncia le infiltrazioni della camorra nell’agro-pontino, ricostruisce la catena del malaffare e della corruzione, ricostruisce e documenta la tragedia del caporalato e le nuove forme della schiavitù che segnano le esistenze di migliaia di esseri umani, a prescindere dal colore della pelle e da luogo di nascita.

I nuovi schiavisti non fanno distinzione tra bianchi, gialli e neri, inseguono solo l’odore dei soldi. Marco Omizzolo, e con lui altri coraggiosi cronisti di quella terra, non ha solo scritto e descritto, ma è anche andato, accompagnato da un avvocato, e dai sindacalisti della Cgil, davanti ai caporali, e poi li ha denunciati e ha contribuito a mettere in moto indagini e inchieste che hanno infastidito chi ha bisogno del buio per realizzare profitti e affari che, spesso, si intrecciano con lo spaccio della droga e lo sfruttamento della prostituzione.

Questa infaticabile azione dalla parte della legalità gli ha procurato minacce e avvertimenti, sino alla distruzione della sua auto. “Voi avete scelto di occuparci di noi, e noi continueremo a occuparci di voi”. Questa la sua risposta affidata a una lettera aperta inviata a tutte le associazioni e ai siti che si occupano di libertà di informazione con l’invito a riprendere le inchieste e a “illuminare” i covi di queste associazioni a delinquere che vivono commerciando esseri umani. Per questo ci sembra giusto condividere, anche con voi, le parole di Marco Omizzolo.