“Chi cerca cibo finisce per lasciare i rifiuti a terra e questo è un richiamo per i ratti”. Questa frase è stata pronunciata dall’assessore alla Sicurezza di Genova per spiegare le ragioni che hanno consigliato alla giunta di centrodestra della città di emettere un’ordinanza per il decoro urbano della zona nobile e che vieta, tra l’altro, di rovistare tra i cassonetti. L’assessore ha spiegato che la misura è contro gli ubriaconi, gli sporcaccioni che imbrattano di cartacce il centro storico. Con chi ha solo fame verrà usato un riguardo.

Resta ugualmente sbalorditiva, e ai confini dell’incredibile, il modo di affrontare la questione che è appunto la fame. Genova è il nord industriale eppure nelle sue strade vede patìre una miseria che trabocca e insozza. E solo per questo oggi diviene insopportabile. Combattere la fame con le multe dà il senso esatto di ciò che stiamo divenendo: estranei a questo nuovo mondo affamato che inizia a scocciarci perché esonda dai ghetti in cui era rimasto seppellito e giunge, allagandolo, fin dentro il nostro portone. Ce la prendiamo con chi ha fame non con chi lo ha ridotto a mangiare quel che noi buttiamo dalla finestra, come fosse un ratto o poco più. Ecco dunque l’ordinanza comunale: vietato essere miserabile e scegliere di vivere come un topo di fogna, senza un soldo in tasca. Chi non rispetterà il divieto pagherà duecento euro di multa.

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