“C’è poco da festeggiare perché c’è ancora molto da fare per difendere i nostri diritti di donne e di persone con disabilità. Siamo percepite prima di tutto come malattia“. Ad accendere un faro sulla situazione delle donne con disabilità, in occasione dell’8 marzo, è l’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare (Uildm), che da anni ha creato un Gruppo donne. “Nonostante l’Italia abbia introdotto norme migliorative e istituito l’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, la meta è lontana per la nostra integrazione nella vita sociale e lavorativa”, spiega a Ilfattoquotidiano.it Stefania Pedroni, vicepresidente dell’unione.

“In Italia ci sono 1,7 milioni di donne disabili, in maggioranza vittime di discriminazioni” – “In Italia le donne disabili, circa un milione e 700mila, per la maggior parte sono vittime di discriminazioni”, secondo Pedroni. “Le donne disabili affrontano molte più difficoltà rispetto sia alle altre donne sia agli uomini per conseguire l’accesso a un alloggio adeguato, alla salute, all’istruzione, alla formazione professionale e all’occupazione”. Nonostante i progressi compiuti in direzione delle pari opportunità, “la situazione è molto più preoccupante per le donne disabili. Da un lato – afferma il Forum europeo sulla Disabilità che ha adottato il secondo Manifesto delle donne e delle ragazze con disabilità nell’Unione Europea – i movimenti delle donne sono ancora inconsapevoli delle esigenze delle donne disabili. A noi non viene nemmeno riconosciuto di avere un corpo, perché siamo percepite prima di tutto come una malattia di cui prendersi cura, ma non delle persone per veicolare messaggi e personalità. Dall’altro lato, le associazioni dei disabili non sono riuscite a prestare sufficiente attenzione alle donne con disabilità, nonostante le iniziative positive che alcune organizzazioni hanno tentato di introdurre nelle loro attività per favorire la battaglia di genere”.

Istat: “Il rischio di subire stupri è più che doppio per le donne disabili” – “Le politiche pubbliche e gli studi effettuati – aggiunge il Forum, ong indipendente che difende i diritti di oltre 50 milioni di cittadini europei disabili – non tengono conto di tale palese discriminazione, tra le altre ragioni, perché non includono nemmeno gli indicatori che mettono in luce insieme le prospettive di genere e della disabilità”. In particolare, per il diritto al lavoro secondo gli ultimi dati Istat disponibili, solo il 35,1% delle donne con limitazioni funzionali, invalidità o malattie croniche gravi lavora, a fronte del già limitato 52,5% degli uomini nelle stesse condizioni. Non solo hanno le stesse difficoltà degli uomini disabili ma ne hanno anche di ulteriori dovute al loro essere donna (sessismo, penalizzazioni se la donna pensa di crearsi una famiglia propria con dei figli, minore retribuzione rispetto agli uomini a parità di mansioni).

Per quanto riguarda invece il diritto alla salute per le donne con disabilità, questo si scontra ancora con competenze, strumentazioni e adattamenti organizzativi in molti ospedali ancora inadeguati. Altro tema importante è la violenza esercitata sulle donne con disabilità . “Spesso purtroppo – dice Pedroni al Fatto.it – sono proprio gli uomini che si prendono cura di loro ad approfittare di loro. Per questo motivo, la violenza sulle donne disabili non viene quasi mai denunciata (solo nel 10 per cento dei casi). Eppure l’Istat rileva che il rischio di subire stupri è più che doppio per le donne con disabilità: il 10% contro il 4,7% delle donne senza limitazioni funzionali. E i rischi aumentano anche in caso di stalking: il 21,6% delle donne con disabilità ha subito comportamenti persecutori contro circa il 14% delle altre donne”.