Che le polveri sottili siano pericolose ormai è un dato di fatto. Ora una ricerca pubblicata su Nature sostiene che gli inquinanti presenti nell’ambiente “possono prendere il controllo” del Dna, accedendo in questo modo alcuni geni piuttosto che altri e aprendo la strada a malattie cardiache e respiratorie. Si tratta della prima indagine basata sull’analisi del Dna di oltre mille individui ed è stata condotta in Canada, dal gruppo dell’Ontario Institute for Cancer Research guidato da Philip Awadalla.

L’impatto dei gen sul Dna
Dall’analisi del Dna raccolto da campioni di sangue, sono stati individuati gli effetti di polveri sottili, biossido di azoto e biossido di zolfo. Per il genetista Giuseppe Novelli, rettore dell’università di Roma Tor Vergata, “la ricerca è molto interessante perché ci dice quanto pesa il contributo dell’ambiente sul rischio di sviluppare determinate malattie”. Queste ultime ha aggiunto, “sono la conseguenza dell’interazione tra Dna, ambiente e casualità, ma non è facile determinare il peso di ognuno dei tre fattori”. Ora si può fare grazie a studi sui grandi numeri, come quello condotto nel Quebec sul Dna di 1.007 persone che vivono a Montreal, Quebec City e la regione poco urbanizzata Saguenay-LacSaint-Jean. “L’impatto dell’ambiente sui geni – ha detto Novelli – è paragonabile a un vestito che il Dna può mettere o togliere: ma mentre il Dna è scritto a penna e non si può cambiare, il vestito è scritto a matita e si può cambiare o con farmaci, o modificando ambiente e stili di vita”.

Diesel addio
C’è da ricordare che negli ultimi tempi alcune case automobilistiche – tra cui Fca –  hanno virato sulla svolta green con l’annuncio dello stop ai motori diesel nei prossimi anni. La sindaca di Roma Virginia Raggi ha annunciato che dal 2024 i diesel non entreranno più in centro. Ci sono stati come la Germania che pensano a offrire gratuitamente il servizio di trasporto pubblico proprio per diminuire l’impatto sull’ambiente e di conseguenza sulla salute ed è di pochi giorni fa la notizia che il Tribunale amministrativo di Lipsia ha stabilito che è legale il divieto di circolazione dei diesel per tutelare la qualità dell’aria.

I danni agli organi, 9 milioni di morti l’anno
Sono il cuore e polmoni i principali bersagli delle malattie causate dall’inquinamento, ma subiscono danni anche intestino, reni, ossa e cervello, al punto che una morte su sei a livello globale è dovuta al cattivo stato di salute dell’ambiente. Secondo il più completo studio, pubblicato sulla rivista The Lancet, circa 9 milioni di morti l’anno sono dovuti all’inquinamento. In particolare, l’inquinamento dell’atmosfera è responsabile di 6,5 milioni di morti l’anno, per malattie cardiovascolari e respiratorie; l’inquinamento dell’acqua di 1,8 milioni di decessi, per infezioni gastrointestinali; l’inquinamento legato all’ambiente di lavoro, cioè da sostanze chimiche, è responsabile invece di 0,8 milioni di morti annui, soprattutto dovuti ai tumori. Infine l’inquinamento da piombo è responsabile di mezzo milione di morti legati a ipertensione, insufficienza renale, malattie cardiovascolari.

Lo smog indebolisce anche le ossa, come ha mostrato la ricerca pubblicata sulla rivista The Lancet Planetary Health, e provoca danni al cervello, al punto che fino a un caso su dieci di Alzheimer potrebbe essere imputabile a questa causa, secondo uno studio pubblicato dalla rivista Lancet. C’è un collegamento anche tra malattie renali e ambiente: i ricercatori dell’americano Clinical Epidemiology Center hanno calcolato che oltre 10,7 milioni di casi di malattie renali croniche si possono attribuire ogni anno all’inquinamento dell’aria. Ingenti anche i danni economici: i costi delle vittime e delle malattie da inquinamento sono pari all’1,3% del Pil nei paesi a basso reddito e allo 0,5% nei paesi ricchi.

E poi stando a una ricerca pubblicata recentemente su Psychological Science “l’esposizione a inquinamento atmosferico” “è associata a comportamenti meno etici, più disonesti e a maggiore frequenza di criminalità”. “Questa ricerca rivela che l’inquinamento – sostengono gli scienziati – ha potenzialmente dei costi etici che vanno al di là del ben noto fardello che esso pone su salute e ambiente”.