di Renato Foschi *

Frequentemente ci colpiscono notizie raccapriccianti come quello del carabiniere che ha ucciso la propria famiglia a Latina. Non riusciamo a dare una spiegazione a questi casi limite. Immancabilmente queste notizie sono diffuse facendo un vago riferimento allo stress, alla depressione, alle separazioni come causa dell’accaduto. I recenti fatti di cronaca sono avvenuti per giunta durante una campagna elettorale che ha puntato il dito sul presunto bisogno di tecnici per favorire l’uscita dell’Italia dalla “crisi”. Il primo slogan usato è stato non più “latinisti” ma una scuola che prepari al “lavoro”, poi lo slogan è diventato non più psicologi, ma ingegneri. Giustamente il Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio ha reagito affermando che è vero l’esatto contrario.

Torniamo a Latina. Si legge che il carabiniere aveva comunque interagito con psicologi dell’Arma, forse anche con altri psicologi della propria parrocchia. Dopo la denuncia della moglie per le violenze subite in famiglia non era tuttavia scattata nessun allerta, anzi forse si voleva salvaguardare un malinteso senso della “famiglia” e si è rimosso il pericolo. Probabilmente per salvaguardare la donna e le sue due figlie innocenti si doveva affrontare la situazione con maggiore “psicologia”. Sempre di quest’ultimo periodo è un altro caso esemplare quello dell’esorcista che, noto anche nei salotti televisivi, è stato accusato di abusi fino ad essere disconosciuto dal proprio vescovo e all’arresto. Siamo di fronte a due casi paradossali e limitati?

Le pagine dei giornali sono purtroppo zeppe di casi eclatanti che dimostrano la carenza di interventi psicologici esperti. Da un punto di vista storico di casi più o meno tragici che nascondevano necessità psicologiche, ne troviamo per giunta in gran quantità. A bizzeffe. Ci potrei riempire interi semestri di lezioni universitarie.

Il Presidente dell’Ordine del Lazio ha ragione, quindi, a rivendicare di fronte a certi luoghi comuni una utilità anche sul piano finanziario della professione: è infatti dimostrato che il buon funzionamento psicologico delle istituzioni e delle imprese porti a notevoli risparmi per la collettività che possono per giunta essere reinvestiti in welfare. Si tratta esattamente di una questione politico-economica di ampio respiro, la psicologia non è infatti solo spesa a fondo perduto ma può produrre utili, in un circolo virtuoso. Investire nella prevenzione e nel benessere psicologico può cambiare radicalmente la società, si tratta di un trend che caratterizza soprattutto i paesi in cui la crisi economica è minore.

Qui da noi perdura invece una concezione difensiva nei confronti della psicologia sia a livello popolare per cui lo psicologo fa ancora paura, sia a livello politico. Tagliare la spesa in servizi non significa infatti solamente risparmiare, ma anche probabilmente sprofondare ancora più nella crisi. I paesi più avanzati investono in psicologia non solo perché se lo possono permettere, come fosse un lusso, ma perché investire nell’uomo è vantaggioso per la collettività e la convivenza.

Del resto la situazione della psicologia in Italia è critica anche sul piano accademico per cui in molti ambienti ancora si considera la psicologia una sorta di pseudoscienza del tutto inutile al confronto con altre discipline considerate invece utili, cadendo nel paradosso di affidare valutazioni e organizzazioni in cui sono centrali le relazioni umane a tecnici che la psicologia non l’hanno mai studiata, nemmeno sui libri. In incontri scientifici ho sentito non raramente stimabili colleghi medici, fisici, matematici chiedere qualcosa di psicologico premettendo “io non ne capisco niente”, altri non si pongono neppure il problema presupponendo invece di saperne perché la psicologia è una cosa facile a conoscersi, auto-evidente. Oppure ritengono di sapere di psicologia perché sono in analisi (!)

D’altra parte gli stessi psicologi si ingaggiano oltremodo in confronti che snaturano il quid proprium della psicologia, facendosi colonizzare da tecniche, teorie e metodi che di psicologico conservano ben poco, fino ad implementare alla cieca pratiche superficiali richieste dal mercato, dalla globalizzazione e dalla competizione.

Al contrario dei facili slogan, i casi di cronaca ma anche l’esperienza nella società, negli ambulatori, nelle scuole testimoniano una considerevole carenza di sguardo psicologico, non semplicistico, sulle relazioni umane e sulla crisi.

* psicologo e psicoterapeuta