Emma Bonino non ha bisogno di presentazioni. E’ certamente la personalità politica che vanta più credenziali in Europa e il suo cursus honorum è così ricco che per trascriverlo ci vorrebbe un libro intero. E’ una donna coraggiosa e conosce la fatica di portare avanti le idee in cui crede anche frequentando i marciapiedi, scarpinando di piazza in piazza. Bonino ha perciò chiesto il voto ai giovani, il gruppo sociale che meno coglie il piacere di impegnarsi politicamente, un atto di coraggio e di ottimismo. Non disertate le urne, cercate il meglio che c’è nella scheda elettorale e votate, guardate al futuro con la schiena dritta e le idee chiare, fate conto sul vostro talento e sulla vostra passione. Tutto giusto. Senonché un giovane, interpellato, potrebbe rivoltare la frittata e chiedere alla Bonino: e tu Emma, perché in queste elezioni ti sei impigrita proprio come noi, e non hai guardato al futuro con fiducia e ottimismo? Perché hai scelto di realizzare una lista civetta del Pd, che non è nella tradizione radicale, invece che, con ottimismo, chiedere la fiducia e raccogliere le firme necessarie? In questo modo togli a Renzi quel che è di Renzi. Ti sei fatta assegnare una quota di seggi sicuri nel Pd e ora gareggi, per il proporzionale, con la tua lista che se – come ti auguro – supererà il tre per cento raccoglierà altri eletti ma fregherà il Pd. Potevi scegliere di allearti lo stesso col centrosinistra ma rifiutare l’aiutino (e la furbata).

Dunque. Emma: perché chiedi agli altri il coraggio che a te è mancato? Scarpinavi sui marciapiedi, oggi ti ritrovo seduta sul sofà (televisivo).

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