Lo cercavano dal 2011 quando la procura di Modena aveva emesso un provvedimento di arresto perché doveva scontare 9 anni, 3 mesi e 29 giorni di carcere. È la pena che gli era stata inflitta per i reati di bancarotta fraudolenta, insolvenza fraudolenta e appropriazione indebita. I familiari dell’imprenditore di Rosarno Pasqualino Ariganello lo avevano dato per morto. O almeno così avevano detto ai carabinieri che lo dovevano arrestare su richiesta dei magistrati. In realtà Pasqualino Ariganello, pregiudicato ritenuto vicino alla cosca Pesce di Rosarno, era vivo e vegeto. Si era trasferito ad Alba Iulia, in Romania, dove ha continuato a fare l’imprenditore nel settore della ristorazione e dell’edilizia. Era addirittura diventato un personaggio pubblico. Si era rifatto una vita, insomma, nel tentativo di sfuggire alla giustizia italiana.

I carabinieri della compagnia di Gioia Tauro, però, con il supporto del Servizio per la cooperazione internazionale della polizia lo hanno localizzato e arrestato dopo l’emissione di un mandato d’arresto europeo nei confronti di Ariganello che, alle autorità romene che lo dovranno estradare, avrebbe dichiarato di non riconoscere le condanne ricevute in Italia sostenendo di aver solo svolto attività economiche.

Gli investigatori sono arrivati a lui sulla scorta di quanto accertato in questi anni in cui l’imprenditore è stato latitante. Magistrati e carabinieri non hanno mai creduto alla morte dell’uomo che, ad Alba Iulia, era riuscito ad avviare anche alcune attività commerciali. Ma non solo. Secondo alcuni siti romeni, in passato Ariganello aveva stretti legami con i leader politici di Alba Iulia dove, in realtà, vive da oltre 15 anni e dove ha fondato una società di costruzioni, la “Sc Trust of Industrial Ltd”. Attraverso questa, Ariganello avrebbe comprato la società “Ruinele”, un’ex fabbrica di Alba Iulia per l’importo di 10 milioni di euro, che sarebbe stata effettivamente pagata solo 2 milioni di euro.

Finito al centro di un’indagine per riciclaggio, la società di Ariganello è fallita così l’impianto e il terreno acquistati nel 2007 sono stati successivamente venduti da un liquidatore e i resti utilizzati per il recupero del ferro vecchio. Ariganello ha avuto anche interessi per il mondo del calcio. Dal 2014 al 2016, infatti, è stato presidente dell’associazione sportiva “Clujana Primavera Foundation” presso l’Università di Cluj. Tra qualche settimana metterà piede in Italia dove lo attende il carcere per i prossimi 9 anni.