Martin Schulz non sarà ministro degli Esteri nel governo di coalizione guidato da Angela Merkel. Il leader del Partito Socialdemocratico ha ufficializzato la sua rinuncia alla carica in una dichiarazione scritta e ha spiegato il suo gesto sottolineando che va chiuso il dibattito sulle nomine per non mettere a rischio il voto della base del partito sulla Grosse Koalition. L’accordo per la coalizione, infatti, deve ancora ottenere luce verde dalla base dell’Spd, in un referendum interno il cui esito è atteso per il 4 marzo.

“Dichiaro la mia rinuncia all’ingresso nel governo tedesco – scrive Schulz – e spero allo stesso tempo che il dibattito sul personale finisca”. “Ho sempre sottolineato – aggiunge – che saremmo entrati in una coalizione se ci fossero state nel contratto le nostre rivendicazioni di socialdemocratici per un miglioramento nell’istruzione, nell’assistenza, nella previdenza, nel lavoro e nel fisco. Sono orgoglioso di poter dire che questo è accaduto. E quindi per me è ancor più importante che i membri dell’Spd al voto della base si pronuncino a favore di questo contratto, dal momento che loro di questi contenuti sono convinti esattamente quanto me”.

La rinuncia è probabilmente legata alla forte pressione esercitata dalla base del partito. Da mercoledì, all’interno dello schieramento si sono alzate voci contrarie all’ingresso di Schulz nell’esecutivo: l’ex prtesidente del Parlamento Europeo è stato oggetto di critiche perché aveva promesso che non sarebbe mai stato ministro nel governo Merkel. Secondo la Bild, al presidente sarebbe stato posto un ultimatum dai vertici del partito, con la richiesta di rinunciare all’incarico. Determinanti probabilmente anche i mal di pancia avvertiti sull’altro versante della coalizione, quello della Cdu, a causa dell’esclusione dalla lista non ufficiale dei ministri di Sigmar Gabriel, attuale capo della diplomazia, e secondo i sondaggi uno dei politici più popolari del Paese.